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Intervista a Chris Bolton

Chris Bolton

Chris Bolton è un giovane designer che opera in Finlandia ed ha firmato alcune stupende cover per dischi di Lindstrom, Prins Thomas e per la Eskimo rec.
Lo abbiamo contattato per farci raccontare qualcosa in più sul suo lavoro e su come il design può interagire con la musica elettronica.


E: Puoi parlarci di come è iniziata la collaborazione con la Eskimo records che ti ha portato a realizzare vari lavori per questa ottima label…

C.B.: E’ cominciata circa quattro anni fa, dopo essere stato in contatto con Dirk De Ruyck, responsabile A&R della label. L’etichetta stava già andando bene da alcuni anni, ma proprio in quel periodo fu siglato un accordo con la N.E.W.S., un importante distributore e gestore di etichette indipendenti in Belgio. Per cui la Eskimo si stava dirigendo verso nuovi scenari. A Dirk piacevano molto i miei lavori e così, lentamente, iniziammo la nostra collaborazione. Per prima cosa disegnai la nuova copertina “standard” e subito dopo quella della prima compilation in cui sono stato coinvolto: Optimo presents ‘Psyche Out’ (aprile 2005 n.d.r.). La Eskimo per me rappresenta qualcosa di speciale, così come trovo la musica veramente interessante, e quindi realizzare il design per quest’ultima è più facile del normale. Ma aggiungo anche che, quando iniziai ad essere coinvolto nella definizione della “identità” stessa dell’etichetta, non fu affatto scontato. Il mio focus sulla tipografia fu forse il primo elemento che provai ad implementare nel design. Di norma considero che le soluzioni di stampa per la musica elettronica siano proprio la “tipografica della musica elettronica”. Quindi, creare qualcosa di sorprendente e non rientrante nei banali cliché è stato importante.

E: Tra i vari artisti per i quali hai lavorato troviamo Hans Peter Lindstrom e Prins Thomas, per loro hai confezionato lo splendido packaging dell’album omonimo, a cosa ti sei ispirato per realizzare questo lavoro così elegante e suggestivo?

C.B.: Per ambedue il punto di partenza è stato il loro background o il nome stesso della release. Credo che le immagini e tutto ciò che concerne la grafica delle produzioni musicali devono essere fatte su misura così come lo è la musica stessa. La creazione delle immagini per l’album “L&PT” è stata lenta, a volte meticolosa. Ma il risultato prodotto ti cattura letteralmente lo sguardo oltre a possedere una forte idea di base. Di conseguenza, le immagini senza questo concetto di fondo non avrebbe avuto lo stesso impatto. La raffigurazione dell’album “L&PT” nasce dal fatto stesso che entrambi sono norvegesi. Ripensando alla canzone dei Beatles “Norwegian wood” ebbi l’idea della grafica “in legno”. La decisioni di inserire degli animali è dovuta al fatto che, come la maggior parte dei paesi nordici, la Norvegia possiede moltissime foreste. Così ho pensato e di seguito domandato agli artisti di scegliere alcune figure tra rana, salmone, farfalla, civetta e scogliattolo. E non la tipica alce o la renna. L’ispirazione per la nebulosa stellare elaborata per Prins Thomas proviene direttamente dal titolo dell’album: “Cosmo Galactic Prism”. Decisi dunque di prendere direttamente delle immagini dello spazio dalla Nasa e dal telescopio spaziale Hubble. Poi incominciai a reinterpretarle in qualcosa di più pulito ma senza sconvolgerne la loro bellezza! Mi piaceva l’idea che la nebulosa esplodeva verso l’esterno ma allo stesso tempo sembrava ti risucchiasse al suo interno. Lo stesso effetto lo dava la musica quando veniva suonata. Quindi inserire questo elemento nell’artwork è stato importante.

E: In quale maniera riesci ad immedesimarti nel lavoro che dovrai progettare? Si parte dalla musica, tramite l’ascolto del disco, o si cercano degli input da parte del producer in questione?

C.B.: Di solito si comincia dal titolo della release, dal background dell’artista o da qualche idea data da Dirk in base a cosa ha lui in testa. Ma fortunatamente di norma i lavori sono abbastanza liberi di essere interpretati. Qualche volta do priorità alla musica, o ascolto gli estratti dalla pagina Myspace dell’artista. Comunque in nessun lavoro prendo molto materiale musicale a supporto. Ma dopo qualche anno che lavori sempre su una specifica etichetta, prendi conoscenza del tipo di sound espresso e quindi della grafica più adatta a rappresentarlo. La commissione venne direttamente da Dirk e dal distributore discografico. Insieme dicono sempre l’ultima parola sui progetti. E’ una sorta di libero ed equo accordo tra gentlment quello che abbiamo ognuno di noi verso l’altro. Quindi, io tento di produrre una buona release, rispettando le scadenze, e loro danno l’ok finale al tutto. Questo rappresenta per me una sorta di ricompensa per il mio lavoro!

E: Appare evidente nei tuoi lavori una forte customizzazione della parte tipografica, che rispecchia anche molto i paesaggi finlandesi, tutto questo ha anche a che fare con la musica? Credi possa esistere un collegamento intrinseco tra quello che disegni e la musica che ascolti?

C.B.: Forse esiste una sorta di link. Ma avendo origini britanniche penso che ci siano maggior riferimenti al senso di design inglese. Questo sempre stato il mio focus, sia per le idee che per la tipografia, sia sull’estetica che per il significato stesso dell’estetica. Sono stato ispirato maggiormente dal lavoro di alto livello realizzato in UK per diversi studi e designers. Quindi, mi è difficile affermare che il posto in cui vivo abbia influenza nel mio lavoro. Preferisco pensare che c’è un’attrazione più “universale” rispetto a quella che può essere connessa al posto in cui vivo attualmente. Dopo tutto, tutti noi oramai abbiamo gli stessi punti di riferimento, praticamente ascoltiamo lo stesso tipo di musica, guardiamo la stessa tipologia di programmi tv o film. Il Mondo in cui viviamo e molto più vicino a noi di quanto lo sia mai stato in passato.

E: Parlando proprio di tipografia non possiamo non citare il design per i “Reverso 68” , un gioco di simboli con un’estetica minimale in forte contrapposizione al suono espresso dal duo. Puoi spiegarci in che maniera si è giunti a questa scelta così forte e d’impatto?

C.B.: L’idea per la soluzione adottata venne direttamente dal nome stesso del gruppo. Ho pensato che un nome così forte doveva essere espresso anche tipograficamente in qualcosa di forte. L’uso dei caratteri a forma di simboli/frecce ne è stato il risultato. E’ stato realizzato tagliando a caso le linee dei caratteri che formavano il nome e montandoli in grigia di lettere 3X3. Il retro della copertina mostra invece una versione semplificata della cover principale. L’immagine riportata sempre nel retro è un’idea nata dal concetto di riflessione davanti uno specchio. Inoltre, è agganciata anche al fatto che i componenti del gruppo sono due. Credo che le soluzioni grafiche usate in questo caso non rappresentino totalmente il prodotto contenuto, ossia la musica. Possono solo aiutare a far diventare accattivante il prodotto alla vista e rendere interessante l’idea di fondo della release. Dopo tutto la Eskimo non è una major dove alcune volte la musica e l’artista devono essere rappresentati chiaramente nel packaging.

E: Parlando sempre di design legato alla musica, qual è il formato con il quale preferisci lavorare, o quale credi sia lo strumento espressivo migliore per rendere al meglio il valore della musica?

C.B.: Sicuramente la copertina di un dodici pollici è il formato universalmente più accettato dai designers. Ti da molto spazio e genera un grande impatto sia per design semplici che sofisticati. Inoltre il retro può essere usato come design secondario della release. Il formato CD in un certo senso incastra tutte le informazioni in un piccolo spazio. Il fronte è comunque sia inserito dietro l’apertura del cofanetto mentre il retro è usualmente utilizzato per listare le tracce. Anche se bisogna dire che lavorare per un CD può essere più espressivo e vario, dato che c’è più lavoro da realizzare, ed in cui è necessario collegare tra loro elementi multipli presenti nel cd front, nel booklet, nel cd back, sul disco cd stesso, nell’inlay card e nello sleepcase. Penso che la cosa più interessante fatta finora è quella realizzata dai designers della Non-Format per la Leaf Recordings, combinando un 12’’ con un CD, attaccando quest’ultimo con la colla plastica sul fronte della copertina del vinile.

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