Non abbiamo visto Londra sotto la neve, ma ci è andata bene lo stesso. Siamo nel mese che precede il Natale e, complice la disponibilità di un tetto sotto cui dormire e con la scusa di fare un po di acquisti, ci concediamo tre giorni nella capitale britannica.
Partiti dall’Italia con in testa l’idea di non mancare l’appuntamento del venerdi sera al Fabric con il dj set dei Chemical Brothers ci ritroviamo invece, visto il mancato acquisto dei biglietti in prevendita, a una delle serate più belle, interessanti e deliranti a cui abbiamo assistito negli ultimi anni: il party organizzato dalla crew di Bleep43 ai Corsica Studios.
Saltato il Fabric riusciamo a prendere il biglietto per la serata su internet in modo tale da garantirci l’ingresso, con una pratica, quella dell’acquisto online, che nel nostro paese farebbe la sfortuna di molti pr e door selector. La lineup dell’evento è tale da richiedere un periodo di allenamento fisico e psicologico prima della partenza: nella prima sala si alternano per tutta la notte Surgeon e Dj Pete che si concedono solo un’ora di pausa per lasciare la consolle a Orphan, nella seconda i due resident chiamati da Bleep 43 aprono e chiudono la serata che per 4 e più ore vede protagonisti New World Aquarium e Patrice Scott.
Abbiamo un po di difficoltà a trovare i Corsica Studios: il locale, ricavato probabilmente da qualche ex-magazzino, è posto nei pressi della fermata del metro Elephant & Castle, la stessa del Ministry of Sound. Senza nessun tipo di segnalazione o insegna, è individuabile solo grazie alla fila ordinata di persone che aspettano per entrare. L’impressione, una volta dentro, è di trovarsi in un vero e proprio club underground: pareti bianche, guardaroba ricavato in una parte del cortile esterno, piccolo bar collocato in una stanza ben lontana dalla consolle, funktion one (?) con casse poste ad altezza d’uomo segnalate con del nastro colorato e imbottite di gommapiuma, bagni adibiti al consumo di ogni tipo di sostanza, due sale quasi completamente buie e un pubblico esclusivamente “local” e completamente immerso nella musica.
Arriviamo che NWAQ è già in consolle nella sala più piccola: atmosfera molto intima e poche persone intente ad ascoltare la prima parte del set che viaggia su atmosfere scure e bassi lontanti. Giusto il tempo di esplorare il locale che, una volta tornati, i suoni si sono fatti più duri e la pista è in pieno movimento: techno essenziale e molto deep e che si conclude con suoni acidi e detroitiani e con un NWAQ ormai completamente perso dietro al laptop. Si stacca la spina e si accendono i 1200, in consolle sale Patrice Scott: dj set vecchio stampo fatto con i grossi e ingombranti dischi in vinile ormai sempre più rari da avvistare nei club. Rallentate le battute il set si muove tra classici house e techno infarcita di eleganti sonorità jazz, come nella migliore scuola di Detroit, lasciando spazio, nella parte centrale, a tracce veloci e cariche di groove di mostri sacri come Carl Cox e Jeff Mills. Tutto ciò che di buono che ci si aspetta da un nero di Detroit . Ci spostiamo nella sala grande dove si respira tutt’altra aria con Dj Pete e Surgeon intenti a mixare di fronte a un dancefloor in completo delirio. Salto di continente e si torna in Europa con tanto di jet lag: dal confine canadese a Berlino. Storditi da un cambio cosi repentino di bpm ci tuffiamo nella mischia per goderci questo splendido spettacolo: buio, laser verdi che tranciano il fumo che invade la pista, techno cattiva e pura che viaggia in perfetto stile nord-europeo intorno ai 160 bpm, l’odore acre del ballo che ti prende la testa e la musica che esce fuori a un volume a dir poco perfetto dall’eccellente impianto. Tiriamo avanti per un pò fino a che il nostro cervello non riprende conoscenza e le nostre gambe non ci chiedono pietà. Una delle migliori situazioni a cui abbiamo mai assistito, come primo giorno può andare, riprendiamo l’autobus e torniamo a casa.
E’ sabato e, passato il pomeriggio in perfetto stile inglese tra pub e stadio, cominciamo a indagare su quali appuntamenti sono previsti in serata. Pur non conoscendo locale e organizzazione, la scelta ricade sul Cable: il nome della one night è Zombie Soundsystem e in programma è previsto il live di Mathew Johnson affiancato dai resident Shane Watcha e
Clint Lee. Questa volta la zona è quella di London Bridge e anche qui incontriamo non poche difficoltà a trovare l’entrata del locale situata all’interno di un tunnel riservato al passaggio delle macchine. Le sale all’interno sono tre: la prima nonostante la musica e l’enorme dancefloor, è di fatto una sala di passaggio verso la seconda, vero cuore del locale. Bancone del bar e un dj interamente dedicato sarà l’unica che rimarrà piena fino alle prime luci dell’alba. La terza, da non più di trecento persone, è invece quella dove suoneranno i dj per tutta la serata. Pubblico completamente diverso dalla situazione di Bleep43: molte più donne e soprattutto dell’immancabile comitiva di italiani.
Mathew Johnson sale in consolle intorno alle 2,30 con una pista già abilmente riscaldata da un set tech-house, a dir il vero non originalissimo ma sicuramente efficace, dei due resident. Mixer e laptop per un’ora di live riassumibile in una sola parola: funky. Perché di funky si tratta, c’è poco da fare: basso che spesso scompare per lasciare il posto ora a derivazioni jazz prese in prestito dal progetto Cobblestone (Lime in da coconut su tutte) ora a synth e eclettismi dei primi lavori del canadese. Balliamo con il sorriso stampato sulle labbra sorpresi, come fosse la prima volta, dalla bravura di questo artista.
Consolle di nuovo in mano ai resident per altre due ore di ballo senza infamia e senza lode, ma dopo un set del genere non poteva essere altrimenti.
Soddisfatti anche questa volta da questa due giorni,rientriamo nel nostro triste paese con la convinzione di ripartire al più presto. Ormai ci stiamo facendo l’abitudine.