electronic music magazine

Detroit
Chicago
New York
Den Haag

Intervista con Marcello Napoletano

Marcello Napoletano è senza dubbio una delle figure più convincenti dell’house made in Italy.
I suoi brani, pubblicati dalla Mathematics dell’onnipotente Jamal Moss, come dalla Reincarnation o ancora a breve su Quintessential, sono un’autentico spaccato di febbrile audacia Chicagoana.
In quest’intervista ci racconta un po’ di se e dei suoi progetti.

Nella tua musica è palpabile un profondo senso di appartenenza all’universo house, da dove proviene questa passione, di cosa si è nutrita nel tempo e soprattutto qual è il significato che tu attribuisci all’house music?

Comprai Trans Europe Express dei Kraftwerk un giorno, poi mi sono addentrato nel mondo della musica elettronica provenendo da new wave ,funk , kraut rock era normale questa mia evoluzione negli ascolti.

Infatti da li a poco tempo arrivai all’ house, in particolare con un album “Sound Patrol” poi il 2000 ma non mi piaceva niente di quello che si produceva, quindi mi orientai verso un annata meravigliosa, il 1996, tra Ron&Chez Prescription, Kenny Dixon Jr, New York Garage, Derrick Carter, Cajual…di questo si è nutrita la mia passione .
Per me l’ house è passione, sfogo e anima.

I tuoi brani mantengono intatto un fascino old-school, ma quel che colpisce particolarmente sono gli scenari che di volta in volta l’ascoltatore si trova di fronte, come nasce la tua musica? Quali sono gli input che possono dar luce ad una traccia e cosa cerchi di raffigurarci all’interno?

Beh sinceramente faccio così: entro in studio, accendo le macchine e mi faccio trasportare dalla situazione, la maggior parte delle volte che entro in studio lo faccio perché mi devo distrarre da eventi spiacevoli o cattive girnate, quindi è il mio stato d’animo che impone il mood alle tracce.
L’old school lo senti perché uso esclusivamente macchine di vecchia scuola.

Chicago è forse la città che salta subito alla mente, ma vorrei soffermarmi su un brano in particolare: “Jazz del sottopassaggio”, a mio avviso qui c’è molto della scena di Detroit e delle fantastiche jam degli Underground Resistance, credi di esser stato influenzato da quell’approccio così radicale all’elettronica? 

Non so, i miei ascolti sono stati molto vari, e anche Detroit ha avuto la sua parte, ma sinceramente quando ho fatto “Jazz del sottopassaggio” volevo fare un pezzo jazz con quello che avevo a disposizione.
Ed è venuto fuori quella cosa lì.

Puoi descriverci il tuo setup in studio?

Vecchie Roland TR e Synth Polyphonic Ensamble. Tutto qui.

Le parti strumentali dei tuoi pezzi, soprattutto piano e batteria, ma anche strumenti a fiato, sono suonate live da musicisti?

Faccio tutto io, live solo in alcuni casi dove c’è il midi nei synth, ne ho solo uno col midi, suono live e poi passo a quantizzare le parti fuori tempo.

Nel mio side project I.F.M. ogni tanto ci viene a trovare un trombettista molto bravo, lo potrai ascoltare in un pezzo che abbiamo fatto per il various artist della mathematics su 12” ,il volume 3 in uscita in questi giorni.
Si tratta di un pezzo di 14 minuti,se ti è piaciuto jazz del sotto passaggio, aspetta di sentire questo.

C’è qualcosa di speciale nell’utilizzo che fai degli inserti vocali, “Back 2 the riot” è un esempio illuminante in tal senso perchè possiede un vero e proprio approccio soul, cosa ti ispira maggiormente nella stesura di brani che prevedono l’utilizzo di vocals e chi li esegue materialmente?


Quel pezzo lo sentivo così, veramente riot e belligerante, così ho deciso di inserire quei vocals.
Come ti ho detto prima nasce tutto sul momento, mentre suono, poi se ci sta incastro le vocals.
Comunque vorrei al più presto fare dei pezzi cantati stile garage 96…

Com’è avvenuto il contatto con la Mathematics?

Avevo delle tracce da mandare e l’ho fatto.
Solo che all’inizio, inesperto come ero, le mandai a molte label tutte insieme.
La prima a contattarmi fu la Unified sempre di Chicago ed in seguito mi contattò Jamal che voleva due di quei pezzi, solo che io avevo già firmato con Unified, e lui giustamente mi disse che gli avevo fatto perdere tempo prezioso ecc.

Allora ascoltò una traccia che avevo sul player di myspace: ”A Prescription Of Love “ e mi chiese di fare un e.p. intorno a quella traccia.
A quel punto mi misi a sua disposizione, tutto quello che facevo lo sentiva prima a lui, poi mi ha commissionato l’album.

Come vedi la scena clubbing italiana? Nel salento dove vivi esiste una vera scena house?

Triste, ancor di più nel salento.

Puoi dirci un luogo, nel tempo, dove avresti voluto essere presente per poterlo raccontare a chi ti è più caro?

Warehouse e Music Box.

In che maniera preferisci esibirti dal vivo?

Dj set only vinyl e acappelle.

Qual è il tuo rapporto con il vinile? Come ti poni di fronte all’invasione del supporto digitale?

Come sopra only vinyl, non continuo perché non finirei mai e potrei offendere qualcuno.

A cosa stai lavorando in questo momento e cosa invece ti piacerebbe realizzare in ambito musicale?

Sono sempre al lavoro perché il mio non lo considero tale ma una passione.
Faccio la mia cosa poi se qualcuno ci crede e la vuole far sentire agli altri ben venga.

Ho un progetto laterale chiamato I.F.M. che è l’acronimo di Ilario, Francesco e Marcello, è nato nel 2007 dopo la morte di Ilario Corsano, nostro amico e dj con il quale condividevamo la stessa passione.

Il progetto è mio e di Francesco e facciamo in modo che il ricordo di Ilario viva in esso.
Comunque come ti ho detto sopra sto lavorando ad un progetto vocale e avrei in mente di aprirmi una mia label.

Qual è il disco che hai ascoltato più volte nella tua vita e perchè? 

Bitches Brew di Miles Davis, ogni volta è un viaggio nuovo.
Author: liquid Published: