Seconda annotazione: Berlino non è affatto come viene raccontata, è molto meglio.
Si rientra in patria dopo tre giorni passati nella capitale tedesca con quella sensazione di soddisfazione e ricchezza che si ha dopo aver visto una bella mostra o un bel film, la sensazione che si ha quando si ha la coscienza di aver imparato qualcosa, quella strana sensazione che si prova quando sai di aver vissuto qualcosa che ti rimarrà dentro e che ti porterai dietro per sempre. Non un viaggio qualsiasi, ma un viaggio a Berlino.
Berlino è la storia dell’Europa moderna e allo stesso tempo ne rappresenta il futuro: una città costruita da zero negli ultimi sessant’anni che ha scelto la cultura come risorsa principale per attirare investimenti e turismo. Edifici futuristici in continua costruzione, gallerie d’arte a ogni angolo delle strade, viali enormi privi del traffico caotico di tutte le altre capitali europee, stencil, sticker e murales sparsi ovunque (l’enorme opera di Blu all’entrata del Watergate vale metà del viaggio), Un’atmosfera unica, dunque, per una capitale in continuo movimento e trasformazione. Ed è solo visitandola e prestando attenzione a questi e a tanti altri piccoli particolari, al vento freddo che ti spezza in due e alle enormi ciminiere che ne caratterizzano il panorama, che si capisce perché in qui si sia sviluppata e si continui a produrre la migliore musica del mondo: la Techno.
Giovedì sera, complice il sistematico ritardo della easyjet, sbarchiamo intorno alle undici e, dopo aver preso possesso della casa in zona Kreuzberg e mangiato il doveroso kebap di benvenuto ci dirigiamo alla prima tappa del nostro viaggio: il Weekend club ad Alexander Platz.
Entrata da un anonimo portone di un grattacielo riservato a uffici, all’ingresso veniamo in un primo momento respinti. Classico scambio di battute e lasciapassare consentito solo dopo aver dimostrato la piena conoscenza dello sviluppo musicale della serata. Un addetto ci accompagna in ascensore fino al 12 esimo piano e, aperte le porte, ci ritroviamo davanti a uno spettacolo a dir poco suggestivo: un intero piano con un bancone al centro della sala, vetrate tutto intorno che affacciano sulla città illuminata, arredo e pareti completamente nere e dancefloor e consolle posti sul lato. A regolare i bpm della serata, in un mix tra vinili e laptop, si alternano Dan Ghenacia e Tobi Neumann in un equilibrato back to back tra sonorità house (il primo) e bombe techno (il secondo) durato tutta la notte. La nevicata che imbianca la città, il volume della musica, la splendida atmosfera che si respira in pista e il prezzo degli alcolici perfettamente alla portata fanno il resto.
Entrata da un anonimo portone di un grattacielo riservato a uffici, all’ingresso veniamo in un primo momento respinti. Classico scambio di battute e lasciapassare consentito solo dopo aver dimostrato la piena conoscenza dello sviluppo musicale della serata. Un addetto ci accompagna in ascensore fino al 12 esimo piano e, aperte le porte, ci ritroviamo davanti a uno spettacolo a dir poco suggestivo: un intero piano con un bancone al centro della sala, vetrate tutto intorno che affacciano sulla città illuminata, arredo e pareti completamente nere e dancefloor e consolle posti sul lato. A regolare i bpm della serata, in un mix tra vinili e laptop, si alternano Dan Ghenacia e Tobi Neumann in un equilibrato back to back tra sonorità house (il primo) e bombe techno (il secondo) durato tutta la notte. La nevicata che imbianca la città, il volume della musica, la splendida atmosfera che si respira in pista e il prezzo degli alcolici perfettamente alla portata fanno il resto.
Il Watergate, invece, è una droga.
Girata la città con tanto di preserata nella zona turca di Kreuzberg ci dirigiamo alla seconda tappa del nostro viaggio: il club sulle rive dello Sprea. Poca fila e, questa volta senza problemi di ingresso, siamo dentro. Il locale si sviluppa su due livelli: il primo, che rimarrà aperto fino all’ora di pranzo del sabato, è caratterizzato dagli enormi vetri che danno direttamente sul fiume e dai quali è possibile vedere, illuminata dalle luci della città, la piattaforma in legno che ospita e serate estive all’aperto (!); il secondo, sviluppato come il primo in lunghezza, ha invece come caratteristica principale i led posti sul soffitto lungo tutta la sala. Una droga, dicevamo, perché in un club con un impianto del genere è possibile suonare qualsiasi tipo di musica a qualsiasi volume: a ogni ripartenza del basso, state sicuri, le vostre gambe si muoveranno da sole.
Anche qui niente di particolarmente interessante a livello musicale. La serata, infatti, prevedeva l’incontro di due label: “Channel Zoo e Moon Harbour Recording Special”. Quando arriviamo, al piano inferiore troviamo una house abbastanza monotona, in classico stile ibizenco mentre, una volta saliti nel mainstage, grazie anche alla presenza di Mathias Tanzmann in consolle, veniamo accolti da un suono decisamente più veloce e cattivo. Si fa l’alba anche qui, incantati dallo spettacolo del fiume illuminato dal sole del mattino e dalle decine di ragazzi e ragazze ancora intenti a ballare una musica che sembra non voler finire mai. Hard Wax ci attende in giornata. Rientriamo.
Il sabato chiude degnamente questo intenso fine settimana. Su consiglio di alcuni amici che vivono nella capitale tedesca decidiamo di partecipare al mega evento che ormai va a vanti da tre giorni all’interno di una ex fabbrica di birra alla periferia di Berlino: Champagnerama. Presi alla sprovvista da tanto insistere, ci dirigiamo, senza non poca diffidenza, verso la zona commerciale della città, pronti a ritrovarci, come nella migliore tradizione italiana, di fronte a uno stuolo di punkabbestia e pseudo-raver-strafatti. Niente di tutto questo. Il party alla Malzfabrik è quello che ogni buon amante della musica elettronica dovrebbe vivere almeno una volta a Berlino. Tre enormi sale incastrate tra tubi, travi, rubinetti, stanze abbandonate e scarichi. Un bar e un villaggio di tende allestito all’aperto, tante organizzazioni (tra cui il Bar 25) e un’infinità di artisti per una portata non inferiore alle tremila unità.
E non è finita. Selezione all’ingresso con più di un’ora di fila al freddo, turisti quasi assenti, controllo dei documenti e respingimento per i non maggiorenni, security fondamentalmente inutile (rissa, cos’è una rissa?!?!) e utilizzata solo per gestire i flussi nelle varie sale, un immenso funktion one montato nella sala principale in grado di far letteralmente tremare i pavimenti e soprattutto la gente, la vera fottuta gente di Berlino. Centinaia di giovani con il sorriso stampato in volto intenti a ballare una musica che difficilmente scende sotto i 140 bpm, splendide ragazze degne del peggior “exclusivebardiscoclub” di una qualsiasi città del mondo che non smettono un attimo di muoversi fino all’alba e ben oltre. Gira di tutto, è innegabile, ma non c’è quel clima di forzato sfascio e devastazione che abbiamo visto in occasione di tanti altri eventi: non è la Spagna, non è l’Italia, i tedeschi la techno ce l’hanno nel sangue, e si vede anche da questo.
Nessuna timetable disponibile per l’evento, cosi appena arrivati ci tuffiamo nella sala sotterranea dove, tra le tante performances, assistiamo al set di una graziosa ragazza degno del miglior Dettmann e a un live fatto di laptop e Yamaha (Rundfunk3000 ?!?!? Marek Hemann !?!!?!) che nulla ha a che invidiare a artisti del calibro di Laurent Garnier. Complice anche la nostra poca conoscenza della scena locale decidiamo, almeno per questa volta, di pensare poco alla forma e di lasciarci trasportare dalla musica che, con il passare delle ore si fa più veloce e più scura. Arrivata l’alba e con la pista ancora piena decidiamo che è il momento di raggiungere il Panorama Bar. Taxi, fila e, quasi dentro, scappano una parola e una risata di troppo. Respinti. Funziona cosi. Come non detto. Riprendiamo il taxi e ricominciamo a girare per club senza però successo: sia il Watergate che l’Arena hanno chiuso gli ingressi da tempo.
Il sole è ormai alto, sono le nove del mattino, ma non ci arrendiamo, Torniamo alla Malzfabrik che nel frattempo ha trasformato la zona all’aperto in un dancefloor reggae e che si appresta a chiudere la sala principale ( sono ormai le 11 am) e a trasferire il “reparto techno” ai piani alti. Ancora un fantastico live con tromba e laptop e un paio di interessanti djset di cui purtroppo ignoriamo la mano e fabbrica che rimane ancora inesorabilmente piena. Poco importa, è ormai l’ora di pranzo e decidiamo che è il momento di rientrare verso casa. Taxi all’uscita e colazione con cibo arabo dal libanese: da come ci guarda le nostre facce non devono essere tra le migliori della mattinata . Un’ora di sonno, doccia, e si corre in aeroporto per tornare nel paese del sole, del mare, della moda e delle belle donne.
Purtroppo non viviamo a Berlino.
N.B. come avrete notato questa review non è accompagnata dalla solita documentazione foto/video di dj e locali. Conoscendo le regole dei club tedeschi abbiamo deciso di lasciare in Italia la macchinetta tascabile e di dotarci solamente dell’amata reflex. A seguire alcune interessanti regole trovate sul sito del Watergate e valide pressocchè in tutti i locali della città.
Girata la città con tanto di preserata nella zona turca di Kreuzberg ci dirigiamo alla seconda tappa del nostro viaggio: il club sulle rive dello Sprea. Poca fila e, questa volta senza problemi di ingresso, siamo dentro. Il locale si sviluppa su due livelli: il primo, che rimarrà aperto fino all’ora di pranzo del sabato, è caratterizzato dagli enormi vetri che danno direttamente sul fiume e dai quali è possibile vedere, illuminata dalle luci della città, la piattaforma in legno che ospita e serate estive all’aperto (!); il secondo, sviluppato come il primo in lunghezza, ha invece come caratteristica principale i led posti sul soffitto lungo tutta la sala. Una droga, dicevamo, perché in un club con un impianto del genere è possibile suonare qualsiasi tipo di musica a qualsiasi volume: a ogni ripartenza del basso, state sicuri, le vostre gambe si muoveranno da sole.
Anche qui niente di particolarmente interessante a livello musicale. La serata, infatti, prevedeva l’incontro di due label: “Channel Zoo e Moon Harbour Recording Special”. Quando arriviamo, al piano inferiore troviamo una house abbastanza monotona, in classico stile ibizenco mentre, una volta saliti nel mainstage, grazie anche alla presenza di Mathias Tanzmann in consolle, veniamo accolti da un suono decisamente più veloce e cattivo. Si fa l’alba anche qui, incantati dallo spettacolo del fiume illuminato dal sole del mattino e dalle decine di ragazzi e ragazze ancora intenti a ballare una musica che sembra non voler finire mai. Hard Wax ci attende in giornata. Rientriamo.
Il sabato chiude degnamente questo intenso fine settimana. Su consiglio di alcuni amici che vivono nella capitale tedesca decidiamo di partecipare al mega evento che ormai va a vanti da tre giorni all’interno di una ex fabbrica di birra alla periferia di Berlino: Champagnerama. Presi alla sprovvista da tanto insistere, ci dirigiamo, senza non poca diffidenza, verso la zona commerciale della città, pronti a ritrovarci, come nella migliore tradizione italiana, di fronte a uno stuolo di punkabbestia e pseudo-raver-strafatti. Niente di tutto questo. Il party alla Malzfabrik è quello che ogni buon amante della musica elettronica dovrebbe vivere almeno una volta a Berlino. Tre enormi sale incastrate tra tubi, travi, rubinetti, stanze abbandonate e scarichi. Un bar e un villaggio di tende allestito all’aperto, tante organizzazioni (tra cui il Bar 25) e un’infinità di artisti per una portata non inferiore alle tremila unità.
E non è finita. Selezione all’ingresso con più di un’ora di fila al freddo, turisti quasi assenti, controllo dei documenti e respingimento per i non maggiorenni, security fondamentalmente inutile (rissa, cos’è una rissa?!?!) e utilizzata solo per gestire i flussi nelle varie sale, un immenso funktion one montato nella sala principale in grado di far letteralmente tremare i pavimenti e soprattutto la gente, la vera fottuta gente di Berlino. Centinaia di giovani con il sorriso stampato in volto intenti a ballare una musica che difficilmente scende sotto i 140 bpm, splendide ragazze degne del peggior “exclusivebardiscoclub” di una qualsiasi città del mondo che non smettono un attimo di muoversi fino all’alba e ben oltre. Gira di tutto, è innegabile, ma non c’è quel clima di forzato sfascio e devastazione che abbiamo visto in occasione di tanti altri eventi: non è la Spagna, non è l’Italia, i tedeschi la techno ce l’hanno nel sangue, e si vede anche da questo.
Nessuna timetable disponibile per l’evento, cosi appena arrivati ci tuffiamo nella sala sotterranea dove, tra le tante performances, assistiamo al set di una graziosa ragazza degno del miglior Dettmann e a un live fatto di laptop e Yamaha (Rundfunk3000 ?!?!? Marek Hemann !?!!?!) che nulla ha a che invidiare a artisti del calibro di Laurent Garnier. Complice anche la nostra poca conoscenza della scena locale decidiamo, almeno per questa volta, di pensare poco alla forma e di lasciarci trasportare dalla musica che, con il passare delle ore si fa più veloce e più scura. Arrivata l’alba e con la pista ancora piena decidiamo che è il momento di raggiungere il Panorama Bar. Taxi, fila e, quasi dentro, scappano una parola e una risata di troppo. Respinti. Funziona cosi. Come non detto. Riprendiamo il taxi e ricominciamo a girare per club senza però successo: sia il Watergate che l’Arena hanno chiuso gli ingressi da tempo.
Il sole è ormai alto, sono le nove del mattino, ma non ci arrendiamo, Torniamo alla Malzfabrik che nel frattempo ha trasformato la zona all’aperto in un dancefloor reggae e che si appresta a chiudere la sala principale ( sono ormai le 11 am) e a trasferire il “reparto techno” ai piani alti. Ancora un fantastico live con tromba e laptop e un paio di interessanti djset di cui purtroppo ignoriamo la mano e fabbrica che rimane ancora inesorabilmente piena. Poco importa, è ormai l’ora di pranzo e decidiamo che è il momento di rientrare verso casa. Taxi all’uscita e colazione con cibo arabo dal libanese: da come ci guarda le nostre facce non devono essere tra le migliori della mattinata . Un’ora di sonno, doccia, e si corre in aeroporto per tornare nel paese del sole, del mare, della moda e delle belle donne.
Purtroppo non viviamo a Berlino.
N.B. come avrete notato questa review non è accompagnata dalla solita documentazione foto/video di dj e locali. Conoscendo le regole dei club tedeschi abbiamo deciso di lasciare in Italia la macchinetta tascabile e di dotarci solamente dell’amata reflex. A seguire alcune interessanti regole trovate sul sito del Watergate e valide pressocchè in tutti i locali della città.
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