Renzo Piano di suo aveva già realizzato un mezzo miracolo disegnando il guscio dell’Auditorium, ma diciamoci la verità, quando abbiamo visto la capsula solcare i cieli il nostro bell’urlo l’abbiamo lanciato.
3 video introduttivi che hanno dipinto un immaginario ed un’attesa senza precedenti per un festival romano da subito apparso sopra le righe, poi l’atto finale, inaspettato, l’Auditorium trasformato in un Robot che è uno sguardo puntato su Roma ed è soprattutto il genio creativo di un designer come Lorenzo Ceccotti (LRNZ).
In lineup artisti del calibro di Plaid, Tim Exile, Dam Funk, Bugge Wesseltoft & Henrik Schwarz, Metro Area, il nostro Daniele Baldelli e molti molti altri.
Ora, entrare alle 6 del pomeriggio in un luogo bello e suggestivo come l’Auditorium di Roma e trovare Ed Handley e Andrew Turner (Plaid) che dispensano suoni con la tranquillità di un thè e biscottini è qualcosa che può segnarti profondamente, e lo è ancor di più vedere un pubblico così eterogeneo (conto persone dai 18 agli oltre 60 anni) appassionarsi in maniera incondizionata ad un live che è un calcio in culo che ci porta dietro di 10 anni, in un ventaglio sonoro che ha solcato senza curarsi di nulla tanto le delicate melodie appartenenti agli ultimi lavori del duo, quanto gli attacchi percussivi in pura drum and bass memoria risalenti ad un periodo nel quale questo suono inglese dettava legge in lungo e in largo.
Nel frattempo le varie sale della struttura cominciano ad arrivare a regime, in un flusso calmo di persone che sembrano aver fame soltanto di musica.
Non passa neanche un ora e mezzo da quando siamo entrati che un fulmine cade dai cieli di Los Angeles per incendiare letteralmente il palco del Foyer Sinopoli.
Dam Funk è un’esperienza unica, un’artista che sale sul palco e fa muovere qualunque cosa a suon di giri di basso, sintetizzatori e voce.
La sua è una performance che inizia con un live nel quale ci presenta tutto il moderno armamentario funk che sta costruendo, mattone dopo mattone il suo successo, sul palco è una furia, canta, balla ed asseconda gli strumenti con movenze perfette, gridando a tutti che il funk non è morto e che lui è qui per ucciderci.
Quando poi alza al cielo i vinili preannunciando una nuova tempesta, c’è solo da alzare le braccia e godere, si, uno che giunge dalle lontane americhe con una borsa pregna di vinile và soltanto applaudito di questi tempi, alla faccia delle imperanti mele che sovrastano le consolle di mezzo mondo e giù di electrofunk e dischi mixati da Dio.
Insomma, Dam Funk è uno di quei cazzoni che se lo trovate a letto con la vostra donna chiedete scusa e andate via.
Partecipare ad un festival così esteso musicalmente come questo presuppone una serie di scelte mirate, la nostra è quella di proseguire con il live di Tim Exile, altro artista che in quanto ad originalità potrebbe insegnarla a parecchi, il suo è un gioco, o meglio, lui si diverte un mondo durante le sue esibizioni, canta come il miglior Jamie Lidell, balla e lancia improbabili micro suoni dalla cloche di un videogame ballando in mezzo alla folla intenta a lanciargli milioni di flash, peccato soltanto per i problemi all’impianto che hanno gravato molto sulla riuscita dell’esibizione.
Finito il secondo live è tempo di due passi raccogliendo una delle numerosissime bottiglie d’acqua regalate dall’organizzazione a tutti i presenti, un giro per le sale, un orecchio a Junior Boys che fa un set forse un po’ fuori luogo nonostante mixi techno ed house di qualità eccelsa, un altro a Dorian Concept, che manda in delirio una calca sudatissima con le sue velocissime lance hip hop/funk passate al tritacarne.
Nel frattempo nel Foyer Sinopoli cominciano a raggrupparsi piccoli focolai di persone, l’attesa si chiama Metro Area, Morgan Geist e Darshan Jesrani, dischi alla mano ed un angolo di New York a prender forma davanti i nostri occhi. Giù di house, electro e disco, senza pudore e con il ritmo nelle vene, ecco il club di cui avevamo bisogno, un club all’interno di un festival che ha comunque descritto scenari anche meno pratici come il live di Murcof impegnato nella riproposizione della Versaille Session, di Alessandra Celletti con il suo concerto per piano o l’intera sala Santa Cecilia dedicata alla memoria di Nico, voce dei Velvet Underground scomparsa nel 1988 ad Ibiza. Ad omaggiare la sua memoria John Cale, Mark Lanegan, Mercury Rev, Joan As A Policewoman, Lisa Gerrard, Soap and Skin, My Brightest Diamond, CocoRosie e Laetitia Sadier.
Peccato non potersi sdoppiare dunque, perché di carne al fuoco, i cari organizzatori ne hanno messa veramente in quantità, questa è una delle tante storie che vi capiterà di leggere sul MIT, una storia che ha seguito il groove.
Complimenti dunque ed arrivederci al prossimo anno, magari di sabato.
Author:
liquid
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