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Label Profile: Zooloft

“Usa il tuo potere e la tua influenza per aiutare gli altri.
Non provate mai ad assumere potere per il vostro piacere e la vostra supremazia.
I nemici sono dappertutto, ma insieme possiamo sconfiggerli.”


Si presenta così la Zooloft Records, label voluta da due artisti italiani come Giorgio Gigli ed Obtane.
Un espressione di techno avanguardistica priva di tangibili riferimenti al passato. Musica che vede naturalmente i natali su basi storiche ben definite, ma che compie un passo in avanti cercando di isolare le coordinate stilistiche al fine di promuoversi come nuova.

A voler individuare un punto fermo, una costante che possa essere indicativa di questo suono, potremmo isolare più un atmosfera che un riferimento sonoro. Quindi se c’è qualcosa che rende in qualche modo riconoscibile la musica targata Zooloft, questa và identificata in quell’alone di oscurità che avvolge le storie raccontate di volta di volta. Una scelta ben precisa direi, quella di scrivere musica evocativa ma a senso unico. Puntando dritti a rappresentare un futuro non propriamente sereno, ma ostile, di difficile interpretazione e soprattutto pieno d’insidie.

Mentre vi scrivo è sugli scaffali dei negozi di dischi la quarta release della label: Contextualised In Monochrome, 200 nuovi oggetti scintillanti che confermano le intenzioni di quest’etichetta, quelle di lavorare seguendo un iter qualitativo eccelso, sia in riferimento alla musica che al supporto. Una scelta pur sempre coraggiosa quella del vinile, ma forse, al momento, l’unica strada che ti permette di raggiungere persone che hanno vero interesse e rispetto verso quello che stai proponendo.
Un nuovo giocattolo impreziosito dalla masterizzazione presso lo storico studio Calix di Berlino, asettica roccaforte futuristica che ha visto passare attraverso i suoi processi artisti del calibro di Alva Noto (con l’intero pacchetto Raster Noton), Fabrice Lig, Felix Cubin, Hardfloor, To Rococo Rot e centinaia di altri.

Contextualised In Monochrome si presenta con un brano d’apertura scritto a 4 mani da Gigli ed Obtane dal titolo “The Different Perception Of Silence”, un’infernale discesa circondata da pareti ruvide, techno incandescente illuminata soltanto a sprazzi da piccoli bagliori che sono più scintille da contatto che autentiche luci.

Sul lato b ci pensa Smear a rendere tutto più difficile, con un remix nel quale applica a questo formato già di per sé impervio un sinth acido e demolitore unito a sprangate metalliche che intervengono ogni 4 battute seminando distruzione e panico in ogni anfratto.
Chiude la rivisitazione da parte dei Drone, nome non originalissimo vista la materia affrontata, drones appunto, ma estetica che centra l’obiettivo in pieno. “The Different Perception Of Silence” diventa un manto stradale sconnesso, un percorso che non riesce a vedere l’orizzonte, talmente impegnato ad affrontare un futuro imminente.

Unvulnerable Prototypes si presentava invece con un approccio diverso, due versioni dello stesso brano operate dai padroni di casa. Ad aprire Obtane, con un circolo vizioso di acid e techno ipnotica a rotolare verso l’infinito, in una struttura circoscritta punteggiata da onde marine, maracas e grida subacquee.

Sul lato B Gigli nello spazio. Un astronave a tagliare l’oscurità mantenendo una rotta dritta e priva di punti d’arrivo, un brano techno esemplare, cassa ovattata, synth oscuro e frammenti d’inferno a cadenza randomica.

Antenna rappresenta il primo esperimento Gigli/Obtane, due brani che sono la cosa più floreale mai pubblicata su Zooloft, un primo incontro fatto di scintille ed una summa di idee e suoni che per la prima volta giocavano insieme.
Sul lato A incisa Transmission dipinto di techno affrescata da toni pastello raggi aciduli e ritmi raggianti e ben scanditi.
Lato B per Reception, autentica orgia che ci lascia un immaginario da Orb e Future Sound Of London (badate bene soltanto in funzione di un front end paradisiaco) pur suonando come un esperimento di chimica operato da due techno-sciamani che per la prima volta univano le loro esperienze.

We Still Try è stata la dichiarazione d’intenti della Zooloft, un various artist nel quale si affilavano le lame di una distruzione tutto sommato vicina.
Una serie di bordate minimali ricche di cut up futuristici, sospensioni melodiche e trick elettrici che rappresentano più un bagliore iniziale isolato che l’inizio di una storia che attualmente vede intrecciato il suo percorso in un'unica corda narrativa.

Una label in ascesa, un suono per pochi, la techno sta cambiando e questa ne è la testimonianza.
Author: liquid Published: