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Intervista con Clara Moto

La produttrice austriaca Clara Moto ha da poco pubblicato l’album di debutto “Polyamour” sull’etichetta francese InFiné, una collezione sensuale ed elegante di tracce minimal/microhouse e ambient. In quest’intervista, Clara ci ha raccontato i suoi pensieri e sentimenti relativi all’album, di come ha cominciato a produrre musica elettronica, dell’amicizia di lunga data con la collaboratrice Mimu e altre storie.

Clara, come e perchè hai deciso di adottare il ‘moniker’ Clara Moto?

E’ stata una decisione molto rapida: volevo mantenere il mio vero nome e trovare qualcosa che vi si adattasse bene. Ho pensato che “Moto” fosse carino, quindi in realtà non c’è una storia davvero eccitante dietro il mio moniker.

Provieni da Graz, Austria. Puoi dirmi come hai cominciato a produrre musica elettronica?

Ho cominciato a produrre musica nel 2005, dopo aver visto un Electribe Korg da un amico. Mi è piaciuto questo strumento perché era molto facile da maneggiare. Nello stesso periodo, ho cominciato a creare i miei primi loop con Ableton. Poiché i miei amici e anche i miei coinquilini erano tutti coinvolti nella musica, è stato molto facile per me cominciare. Sono sempre stata interessata anche agli aspetti tecnici della produzione musicale.

Puoi dirmi qualcosa anche a proposito dell’etichetta Houseverbot e i party “Birds”?

I miei compagni di appartamento avevano fondato l’etichetta Houseverbot e io ne sono diventata parte quando mi sono trasferita nell’appartamento.
Poiché non c’erano davvero molti party dove potevamo suonare, abbiamo cominciato a creare i nostri party e invitare artisti internazionali. I party sono andati piuttosto bene e abbiamo avuto una  residenza piacevole.

In seguito hai lasciato l’Austria. Perché hai scelto Barcellona e poi Berlino? Quale di queste due città, sulla carta così diverse, senti più vicina?

Mi sono trasferita a Barcellona per un anno per motivi di studio. Mi è davvero piaciuto molto abitare lì, la mentalità è davvero diversa rispetto a Berlino. Comunque, adesso sono felice a Berlino e penso proprio che mi si adatti meglio al momento. Ma ho bisogno di visitare Barcellona  almeno una volta all’anno, perché talvolta ne sento veramente la mancanza.

Parliamo di “Polyamour”. Che cosa significa il titolo?

Sono arrivata al titolo lavorando all’album: ho pensato che “Polyamour” è un grande concetto e mi piaceva molto la parola. Personalmente penso rifletta molto il periodo della parte della mia vita mentre stavo lavorando all’album. Dopo essere stata sicura della scelta del titolo è stato più facile per me continuare: mi ha dato una sorta di ordine a quello che stavo creando.

Quanto hai impiegato a concludere l’album? Lo hai concepito come un album o lo hai costruito durante gli anni?

E’ difficile da dire ma ho lavorato per circa otto mesi con l’idea di lavorare al mio album. La maggior parte delle tracce erano più vecchie e le ho migliorate durante questo periodo di tempo.

E’ interessante l’origine della traccia di apertura “Emory Bortz”. Il titolo deriva un romanzo di Thomas Pynchon..

Ho studiato letteratura e ho finito l’università mentre stavo lavorando all’album. Ecco il motivo per cui la letteratura spesso mi ispira e qualche volta trovo parole e nomi interessanti nei romanzi che sto leggendo. “Crying of the lot 49” (in italiano tradotto con il titolo “L'incanto del lotto 49” n.d.r.) è davvero un grande libro di Thomas Pynchon. Tutti dovrebbero leggerlo.

L’artista austriaca Mimu canta in tre pezzi dell’album. Come sei entrata in contatto con Mimu la prima volta?

Miriam è una mia vecchia amica, è un’artista ricca di talento, attiva in molti campi diversi.
Ci siamo incontrate a Graz grazie ad amici comuni. Avevamo molto in comune ma lei era più attiva nel campo del design grafico e io già nel campo musicale.
Abbiamo dato vita ad un progetto visual-audio, dove io suonavo dal vivo e lei creava i visual. E’ stato in seguito che ho scoperto il suo enorme talento musicale, oltre alle sue abilità grafiche. Sono così contenta che lei canti nelle mie canzoni e scriva anche i testi. So che quando fa qualcosa, sarà sempre qualcosa di grande.

Puoi dirmi qualcosa su “Silently”, la canzone, e il suo video?

“Silently”, cantata da Mimu, è una traccia che risale al 2008 e che abbiamo realizzato in poco tempo senza pensare che sarebbe mai stata pubblicata. Il video è stato fatto da un collettivo video francese.

“Deer And Fox” mi ha rimandato alle atmosfere di “Debut” di Bjork. E’ semplicemente un caso?

Mimu viene spesso paragonata a Björk, Portishead, Moloko ecc. Di sicuro quella non era la nostra intenzione. Penso che la voce di Mimu sia molto versatile. Oltre a queste due canzoni di orientamento pop, Mimu canta anche in “Joy Of My Heart”, che è così diversa.

Il titolo dell’ultima traccia “The Opposite Is Also Wrong” è molto curioso (e la traccia suona altrettanto “misteriosa” come “Emory Bortz”). Che cosa significa il titolo?


Si riferisce alle situazioni in cui talvolta ci si scusa per aver fatto, o non aver fatto, qualcosa ma se l’avessimo fatta, o non fatta, ci si sarebbe scusati lo stesso.

Quale è l’origine dei titoli dei tuoi brani?

Nella maggior parte dei casi si tratta di qualcosa che leggo da qualche parte, allora la appunto per ricordarla, nel caso avessi bisogno di un titolo. Quando canta Mimu, è una parola presa dai suoi testi.

Quale è il tuo processo creativo?

E’ sempre diverso: a volte comincia di notte nelle mie cuffie e finisce il giorno dopo. A volte vado nello studio di Soundsilo e cominciamo qualcosa lì. Ci sono volte che suono il pianoforte e poi comincio a produrre musica elettronica.

Se dovessi descrivere il tuo suono, lo definirei direi un’elegante fusione di ambient, electronica e minimal. Sei d’accordo?

Sì, per me è sempre difficile definire la mia musica, quindi sono felice che lo stia facendo tu.

Quali sono le tue influenze in generale, non solo in musica?

Molte cose: gli amici, la famiglia, Berlino, i viaggi.. E’ difficile definire da dove provengano l’ispirazione o le influenze, a volte sono cose piccolissime ti ispirano o ti influenzano, ma rimangono poco note.

Con quale tipo di musica sei cresciuta?

I miei genitori ascoltavano molto jazz e musica classica e io stessa suonavo il pianoforte.
Quando Kruder & Dorfmeister hanno cominciato a diventare davvero famosi in tutto il mondo, sono venuta in contatto con la musica elettronica per la prima volta. Dopo questo, ho ascoltato molto hip-hop e all’età di 16 anni ho cominciato ad andare ai party techno/house e allora sono stata veramente assorbita da questo movimento.

Quali produttori ti piacciono particolarmente? C’è qualche produttore italiano che ti piace?


Mi piacciono molti produttori, ad esempio Ricardo Villalobos, Cassy, Dinky, Chloe, Mount Kimbie, Scuba. Sono troppi per essere nominati tutti. Per quanto riguarda i produttori italiani, mi piace quanto sta facendo Marco Passarani.

Quale pensi sarà la direzione del tuo suono nei prossimi anni?

Non lo so davvero. Vedrò quello che succederà. Penso che non si possa pianificare il tipo di musica da produrre, o forse si può, ma non io!

Quali sono le tue passioni al di fuori della musica?

Mi piace molto leggere e fare sport, questo suona piuttosto noioso, ma sono sempre contenta quando ho tempo per cose di questo tipo. Mi piace anche suonare il piano e imparare il basso elettrico, che ho appena acquistato, ma queste non sono passioni al di fuori della musica.

Quale è stato il giorno migliore della tua vita?

Non oggi, ma forse domani!
Author: Antonio Di Gioia Published: