In attesa dell’ormai imminente Dancity Festival, incontriamo Giampiero
Stramaccia, uno degli organizzatori del festival che ci illustra tutte
le fasi produttive dell’evento presentandocene i vantaggi e dimostrando
una passione vera per ciò che sta creando.
Inizierei chiedendoti un primo bilancio sull’avventura Dancity, cosa ti
senti di dire su questi anni che vi hanno portato a realizzare un
festival che senza esitazione definisco tra i più importanti in Italia?
Grazie per il complimento. In realtà è nato tutto quasi 10 anni fa a
Bologna per merito di un posto chiamato Link. Un posto che ha fatto la
storia della musica elettronica in Italia, un posto dove molte persone
che oggi organizzano, suonano, producono hanno avuto la possibilità di
formarsi e crescere. Il progetto Dancity è nato lì, l’idea del festival
ha come riferimento il primo grande festival di musica elettronica in
Italia che purtroppo ora non esiste più: Distorsonie.
Le mie vicissitudini personali poi mi hanno riportato a Foligno ed una
delle cose che mi ha spinto a farlo è stata il conoscere persone con
cui ho trovato l’alchimia perfetta per realizzare il progetto Dancity:
Matteo Trenta, Michele e Valentina Maccheroni, Elisa Cesarini, Sara
Presilla, Valentina Trabalza, a cui si sono aggiunti nel tempo
Massimiliano Piccardi (aka Max P), Silvia Muzzatti, Daniela Innocenzi,
Fabio Guglielmi, Paolo e Alberto Pinaglia, Mattia Rimatori, Michele
Coletti, Melissa Giacchi, Chiara Ryan Izzo, Katia Taschetti, Alice
Mazzarella e Francesco Bartolucci.
A questo proposito ci tengo a sottolineare che il festival quest'anno è
dedicato in tutto e per tutto a Des, un ragazzo della nostra
associazione tragicamente scomparso pochi mesi fa.
E' stato davvero un duro colpo, oltre che un valido collaboratore era
un vero e proprio amico per ognuno di noi; ripartire è stato
difficilissimo, ma ora cercheremo con tutti gli sforzi di fare la
migliore edizione del Festival anche e soprattutto per lui!
E questo proprio perché Dancity, principalmente, è un laboratorio di
crescita. La nostra associazione culturale è completamente basata sul
volontariato e sulla passione per il progetto. Tutto ciò ci porta ad
essere liberi e a non avere vincoli di sorta.
Noi cresciamo insieme e portiamo avanti tutti i settori organizzativi,
le scelte artistiche vengono effettuate in completa libertà. Certo,
questo ha anche i suoi svantaggi, il primo è che non siamo dei
professionisti (anche se alcuni di noi lavorano nei settori di propria
competenza), ma ciò nonostante credo siano le cose positive ad emergere
e ad essere trasmesse e recepite dal nostro pubblico.
Quali sono le aree dove si incontrano maggiori difficoltà nell’organizzazione di un festival?
La burocrazia. La difficoltà maggiore, per un progetto come il nostro,
è confrontarsi con gli interlocutori, che spesso e volentieri non sanno
esattamente cosa stiamo facendo e di cosa stiamo parlando.
Fortunatamente abbiamo anche dei referenti che ci capiscono e, ancor
più fortunatamente, sono coloro che ricoprono le cariche dirigenziali
di riferimento.
Colgo l’occasione per ringraziare sinceramente Elisabetta Piccolotti e
Joseph Flagiello, che sono i due assessori che più di tutti credono nel
nostro progetto, lo comprendono e lo sostengono.
Consideri l’aiuto delle istituzioni sufficiente o credi debbano poter incentivare maggiormente questo tipo di iniziative?
Le istituzioni, come ad esempio i Comuni, hanno poco da spendere, ma
sono sicuro che ci sostengono per quello che possono. Siamo al terzo
anno, è il momento in cui bisogna dimostrare di aver fatto un percorso
e che questo sta dando dei frutti. Certo, aver avuto più possibilità di
seminare per tempo, di lavorare con più serenità e risorse, ci avrebbe
permesso una tranquillità maggiore.
Ma ciò di cui sono convinto è che le cose facili hanno meno mordente,
noi quello che diamo l’abbiamo fatto crescere completamente con le
nostre forze e di questo ne sono fiero. Siamo lontani dalle logiche dei
compromessi, dei favori...ripeto, siamo liberi.
Quali sono i reali vantaggi che secondo te potrebbe trarre il territorio da un evento di musica elettronica?
La crescita culturale di tutti. Noi puntiamo molto alle collaborazioni
di artisti di altissimo profilo con quello che offre la nostra realtà.
Poche cose ma genuine! Cito la bellissima esperienza di Jan Werner dei
Mouse on Mars con la banda di Belfiore e le campane di San Feliciano,
di cui uscirà anche il disco.
Oppure del sassofonista David Brutti, che dopo aver suonato con Carl
Craig per la prima volta da noi, è stato chiamato più volte, tra cui a
febbraio scorso al South Bank di Londra.
Anche quest’anno un pianista jazz folignate, Giovanni Guidi, si esibirà
in un progetto originale con Alessio Bertallot e Gianluca Petrella.
Abbiamo notato che gli artisti stanno bene qui, si crea spontaneamente
un rapporto che va oltre il livello professionale: sono loro che ci
chiedono di poter tornare. E sinceramente la gente sta affinando
l’orecchio e spesso un orecchio vergine ha molte più possibilità di uno
che ha ascoltato di tutto.
Quando si inizia a lavorare per organizzare il tutto? E’ un impegno
che può considerarsi full-time o si riesce a gestire il tutto con tempi
ragionevoli?
Purtroppo qui di ragionevole non c’è niente! E’ un lavoro praticamente
costante nel tempo. Anche perché a noi non interessa solo l’evento in
sé, ma la cultura che c’è dietro ad un’espressione artistica e
musicale. Noi cerchiamo di informare il pubblico, documentiamo i nostri
eventi con interviste, servizi video, articoli, ecc.
Ho notato che molte persone arrivano alle nostre serate “preparate sul tema”, ascoltano, si documentano.
E’ un processo lento, ma piano piano l’ingranaggio si muove.
Qual è la vostra linea musicale? In che maniera ha luogo la ricerca degli artisti che si esibiranno al festival?
La nostra scelta musicale si orienta su progetti che, nelle molteplici
sfaccettature di ciò che è denominato “musica elettronica”, ne esaltano
alcune caratteristiche di sperimentazione e innovazione.
Ci piace esplorare le possibilità dell’interazione
elettronica-improvvisazione (vedi il progetto Bugge Wesseltoft &
Henrik Schwarz duo e Jazzaposizioni), oppure l’attualizzazione della
musica antica con il progetto Being Dufay, dove la sublime voce del
tenore John Potter (Hilliard Ensemble) viene campionata, frammentata ed
elaborata dall’elettronica di Ambrose Field (artista pluripremiato ad
Ars Electronica, Linz).
Poi il nostro sguardo si rivolge al dancefloor e lo spirito che ci
guida è sempre lo stesso: il rinnovamento dei linguaggi espressivi,
senza trascurare un aspetto determinante, cioè il divertimento.
Quali sono i luoghi che ospiteranno le varie esibizioni? E quali i momenti della giornata dedicati alle varie performance?
Come sempre c’è l’Auditorium e il Chiostro San Domenico che ospiteranno
gli eventi serali/notturni. Durante il giorno avranno luogo altri
eventi sparsi per il centro storico, tra cui una mini-rassegna di danza
contemporanea dal nome “Echocentrica”, performance di live painting e
musica realizzate insieme all’associazione Attack di Foligno e la
mostra sul sintetizzatore marchigiano in collaborazione con il festival
Acusmatiq di Ancona.
In più molti locali e bar del centro ospiteranno djset e performance.
Possiamo dire che Dancity è un festival che partendo da un input
puramente musicale va ad abbracciare altre arti come quelle visuali o
puramente performative? Puoi anticiparci qualche esibizione alla quale
assisteremo?
C’è un concerto in particolare a cui tengo molto che secondo me
riserverà delle sorprese. Being Dufay. E’ un progetto di un compositore
di musica elettronica, Ambrose Field, insieme ad uno dei più grandi
tenori contemporanei, John Potter.
Esploreranno in una performance audiovisuale di 50 minuti il repertorio
di uno dei compositori più importanti ed influenti del ‘400, Guillaume
Dufay.
In che maniera vi state organizzando per ospitare le persone che
giungeranno al festival? Sono previste convenzioni per alberghi e/o
ristoranti?
Fino al 5 giugno ci sarà una promozione sull’acquisto del pass per i
due giorni del festival a 30 euro, dopo costerà 35. La serata singola
costa 20 e abbiamo un pacchetto di 2 notti in B&B+pass festival a
80 euro.
Poi ci sono tutta una serie di ristoranti convenzionati che
effettueranno sconti speciali per i partecipanti. Tutte le info e
approfondimenti su: www.dancityfestival.com
Author:
liquid
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