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Layo & Buschwaka, Traversable Wormhole, Sandwell District

London 2010

Londra, Luglio 2010. La scena dei club della capitale inglese è in crisi, o cosi pare: Matter praticamente chiuso, Fabric in difficoltà, dancefloor insostenibili e line up sempre meno ricercate. Sono tante e preoccupanti le voci che giungono da oltremanica, campanello d’allarme di un intero movimento che sta lentamente esaurendo la linfa e le risorse dovute all’emersione dall’underground e l’approdo al POPolo: “Le masse vogliono apparire anticonformiste, questo significa che l'anticonformismo deve essere prodotto per le masse” diceva Andy Warhol.
Anche Berlino, d’altronde, sta cadendo.
Salgo sul mio aereo lowcost che da qualche anno mi permette di girare il mondo, apro la rivista di bordo gentilmente offerta dalla robusta hostess, comincio a sfogliare, seconda pagina, pubblicità, Sven Vath conciato come Madonna ai tempi di Like a Virgin. Chiudo e provo a dormire, ma non ci riesco.

Venerdi sera siamo di private party invitati da un ragazzo che vive e produce musica a Londra. Ci incontriamo davanti al 1001 a Brick Lane per raggiungere la “secret location” della festa e nel cammino ci facciamo raccontare il progetto di cui fanno parte anche Dj Largo (il nostro contatto) e la Beiak records: tracce in formato digitale messe a disposizione da artisti più o meno noti delle più svariate etichette e acquistabili singolarmente su internet, compilation in continua uscita e percentuali da dividere sugli acquisti. Appuntiamo e ci ripromettiamo di studiare la questione una volta in Italia.
La secret location altro non è che il seminterrato di un enorme negozio occupato dalle parti di Commercial St.: si entra al buio da una saracinesca semichiusa, si attraversa una palestra di boxe e una sala cinema per poi scendere le scale, incontrare il bancone e, dietro una porta, trovare la consolle e la pista da ballo ben attrezzata con un ottimo impianto. Tutto estremamente bello e suggestivo, uno di quei posti che hai sentito solo raccontare e che potrebbe ospitare feste lunghe giorni lontano dalla luce del sole, se non fosse per la quasi competa mancanza di pubblico. Birra e a casa.

Sabato è la nostra giornata.
Dopo lo shopping in centro e le spese su commissione da Sister Ray in zona Soho, ci dirigiamo dalle parti di Liverpool St. per approdare al Papermill e al party Spilt Milk che da mezzogiorno, tra i grattacieli e  sotto un sole a picco, anima il pomeriggio londinese. In consolle Layo e Bushwacka. Facilmente individuabile anche a diversi isolati di distanza grazie al volume della musica che rimbomba tra i palazzi, il Papermill altro non è che un normale bar con un cortile all’aperto sul retro in grado di ospitare non più di duecento persone. Arriviamo alle 18, giusto in tempo per l’appuntamento italico dell’aperitivo e per provare a immergerci rapidamente nella bella atmosfera della festa: tanto alcool, clima festoso da pool party (pur senza piscina) e un continuo e incessante flusso di tech house che esce dall’impianto. Nulla di originale, sia ben chiaro, qualche perla dal passato dispensata qua e là, ma fondamentalmente si tratta di un set fatto unicamente per muovere il culo e niente più. “Love Story” chiama l’ovazione, poi tutti a cena, la serata è lunga.

All’una, senza non poche difficoltà, siamo dentro l’Hub Club, per la serata Slash dot Slash, pronti a sacrificare (fisicamente) il nostro impianto uditivo nel nome della buona musica. Il club si sviluppa per lungo: un bancone con divanetti all’inizio della sala e la consolle posizionata sul fondo. Ai lati due torri di casse che arrivano al soffitto. 4/4 è il tema della serata.
Apre Traversable Wormhole con uno splendido live che parte da atmosfere dubstep che lentamente prendono corpo trasformandosi in una perfetta e magnifica performance techno: suoni nuovi e scuri intervallati da inserimenti acidi in grado di devastare le nostre già labili menti. Un’ora di splendido live fatto di tanta sostanza e poche chiacchere che speriamo presto di poter vedere in Italia.
A seguire, il delirio.
Function e Regis (Sandwell District) ci mettono poco a scaldarsi entrando subito nel mood della serata: chi era all’Hub club sapeva benissimo dove si trovava e cosa stava ascoltando. Come seconda traccia del set ci regalano Spastik, giusto per mettere le cose in chiaro.
Quello  che segue rappresenta quanto di meglio il panorama techno può offrire in questo momento nel triangolo Berlino-Londra-Detroit partendo dal suono del Panorama Bar e approdando alle atmosfere spaziali dell’ultimo capolavoro di sua maestà Jeff MIlls. Anche qui, unica costante, l’incessante e martellante cassa in quattro che diventa lentamente più sporca e industrial sul finire del set.
Lacrime.

Ultimo appuntamento della lunga giornata è l’after della domenica mattina organizzato dal Fabric, ma il trauma è forte. Si passa da un dancefloor buio e intimo a uno dei massimi fenomeni commerciali in fatto di club: troppe luci, troppa aria fresca, troppa gente pettinata. Le intenzioni erano quelle di arrivare almeno a metà mattina (al Cable probabilmente sarebbe andata meglio) ma non resistiamo più di tre ore, giusto il tempo di ascoltare l’ultima parte del set di Cassy nella piccola room 3 e essere dirottati a forza nella sala principale (tutto il resto, nel frattempo, veniva chiuso) per essere ammorbati da un monotono Craig Richards al limite dell’inascoltabile. A posteriori, dopo la serata delirante dell’Hub Club, sarebbe stata meglio una colazione da Starbucks e una bella dormita.

Anche questa volta torniamo a casa soddisfatti e convinti che, nonostante la crisi, la voglia di sperimentare e di rischiare spesso fanno la differenza in termini qualitativi.
Per inciso, ad ascoltare Traversable Wormhole e Sandwell District non ci saranno state più di sessanta persone. Per noi, cose dell’altro mondo.

Author: eagle Published: