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Raiders Of The Lost ARP

Interview: Raiders Of The Lost ARP

Inauguriamo la nascita di questa nuova versione di electronique.it con un'intervista ad uno dei producer che apprezziamo maggiormente: Raiders Of The Lost ARP. Il romano Mario Pierro, alfiere techno ora trasferitosi in Svezia, ci illustra la sua visione musicale e non, facendoci comprendere l'uomo che si cela dietro una macchina soul che impressiona per intensità. In tutti i suoi lavori è infatti percepibile un sentimento che parte dal passato per muovere orizzonti presenti e futuri.
Buona lettura!

Perché l’house music? (rif. Stealing My Love / Hold On)

In questo EP avevo deciso di provare a scrivere delle tracce cantate ma allo stesso tempo scarne e blues...

Se dovessi paragonare la tua attrazione per Chicago rispetto a quella per Detroit quali credi siano le differenze fondamentali tra i due universi e tornando indietro nel tempo quali i tuoi primi approcci con l’una e l’altra realtà?

Per me sono complementari, rappresentano i due aspetti che mi hanno sempre affascinato della musica elettronica: da una parte l’escapismo lirico della techno di Detroit, dall’altra il groove puro, scarno e soul dell’house di Chicago. Ho sempre usato ambedue gli approcci da quando ho iniziato a scrivere pezzi come Raiders, probabilmente avvicinandomi di più a Chicago con gli EP su Pigna come Starship 727.


E’ rintracciabile su web una foto che ti vede ritratto insieme ad altre teste Detroitiane oltre che a Marco Passarani, Alexander Robotnick ed altri ancora, presumo sia risalente al vostro tour americano che vi ha visti approdare anche nella Motor City, puoi descriverci qual è stata la prima sensazione avuta con l’ingresso in città e se veramente poi “vivendola” hai potuto realizzare la provenienza di tutto il patrimonio musicale che abbiamo ereditato?

Non pensavo che entrare con la macchina di notte a Detroit potesse rappresentare lo spirito della sua musica così perfettamente: e invece è stato così. Adesso sono passati molti anni e probabilmente Detroit è cambiata. Il mio ricordo è quello di una città impossibile, dove il centro abbandonato celebra glorie industriali di un tempo che non c’è più. L’unico posto al mondo dove i Kraftwerk potessero incontrare la Motown.

Considero Beyond The Dark uno dei tuoi brani più intensi in assoluto, c’è qualche aneddoto particolare dietro questo brano che puoi raccontarci? Ed anche in che maniera sei poi venuto in contatto con Mike Banks e Co. Per i vari remix…

Quel brano è molto speciale per me, è legato ad un periodo molto difficile e ad una persona importante che non c’è più. Avevo conosciuto Mike e gli altri quando hanno suonato per i dieci anni della Final Frontier a Roma. Loro erano stati in contatto con Marco Passarani e la sua distribuzione di dischi all’epoca già da molti anni, e conoscevano ed apprezzavano le nostre produzioni. La loro onestà, rispetto e poesia con cui hanno remixato Beond the Dark sono per me il regalo più bello che potessi fare alla persona a cui il pezzo è dedicato.

Parlando di techno, genere che ti ha visto portavoce in interpretazioni tra le più riuscite di sempre,  vorrei chiederti cosa significa veramente per te questo termine e se vedi ancora un futuro in grado di mantenerne vive le potenzialità ed i tratti distintivi.

Secondo me il termine “techno” come genere non significa molto, è troppo generico. Per come la vedo io, indica l’espressione delle emozioni e della poesia degli umani attraverso le macchine...

Chi ritieni siano attualmente i produttori techno più avanguardistici?


Non essendo DJ non seguo molto le nuove uscite, mi piacciono molto comunque le cose di Surgeon, le ultime uscite su R&S di Lone e Blawan, Africa Hitech su Warp e Actress. E ovviamente tonnellate di classici, reissue ed edit...

Da diverso tempo vivi in Svezia, innanzitutto vorrei sapere se senti la mancanza di Roma e poi capire se e quali possono essere i vantaggi in senso istituzionale, sociale e politico di vivere fuori dall’Italia.


Certo che mi manca Roma, e pure tanto. Per quanto si possa trovare insopportabile un posto quando ci si vive, è quando si è lontani che si realizzano tutte le cose belle che ti da.
La Svezia è un paese fantastico, all’avanguardia in tutti i settori e che investe intelligentemente nelle proprie risorse. Ma ci vorrà tempo e tante persone prima di sviluppare lo stesso attaccamento che ho con Roma, la “mia” città.

Credi sia un problema confinato all’Italia quello legato alle vendite o lo vedi più come un problema generalizzato? Dalla tua attuale esperienza puoi dirci se ci sono maggiori opportunità di vivere facendo musica?

E’ sicuramente un problema generale, ormai non ha più senso pensare alla propria musica come ristretta ad un singolo paese. Per quanto riguarda me, per mia scelta, non dipendo più dalla musica per vivere. Ma questo non significa che non sia possibile vivere di musica - anzi ci sono forse più possibilità adesso che qualche anno fa. La dote essenziale secondo me è la capacità di essere manager e PR di se stessi, assumendosi tutti i ruoli che un tempo erano delegati a diverse persone. Tanto lavoro, e la limousine ce l’hanno comunque i protagonisti dei reality. Non che me ne sia mai importato molto...

Sappiamo del tuo amore per l’analogico ed abbiamo potuto ammirare le meraviglie dello studio Pigna ormai qualche anno fa, in che maniera sei riuscito ad organizzarti ora, hai a disposizione tutte le tue macchine o sei stato costretto a modificare il tuo iter produttivo?

Grazie a un mitico volo Ethiopian Airlines con 50kg di checked in baggage ho trasportato circa la metà delle macchine che usavo in studio. Le altre sono ancora nello studio Pigna a Roma, dove lavorano ancora Francesco e Marco.

Quanto tempo riesci a dedicare alla produzione musicale? Per poter realizzare musica hai bisogno di lunghi periodi di chiamiamola “chiusa” in studio o riesci ad essere più istintivo e produrre musica di getto nel momento dell’idea fulminante?

Dipende. In generale lavoro di notte (comunque)... La cosa importante è congelare l’idea “di getto”, poi lo sviluppo, la rifinitura e la promozione di un pezzo possono richiedere tempi lunghissimi (anni, sul serio).

Oltre a techno ed house è intuibile nella tua musica una certa attrazione per l’universo electro/funk, italo disco ed electro, parlo soprattutto relazionandomi al tuo album “4” nel quale sono inseriti alcuni giri di basso ed assoli melodici dal forte impatto retrò, se questa supposizione fosse esatta ti chiederei di spiegarci in che maniera hai conosciuto questi suoni e quali sono stati in tal senso gli artisti od i brani più rappresentativi per te.

L’electro funk l’ho sempre conosciuta, venendo da influenze jazz e fusion. I suoni italo li ho riscoperti soprattutto lavorando con Francesco su Jolly Music. La cosa che mi ha colpito era soprattutto la poesia naif dei pezzi, fatti in casa con un synth e una batteria elettronica pensando alle grandi orchestre Disco americane, spesso cercando di “fare i soldi” quando la new wave non funzionava. E questo avrebbe ispirato i pionieri techno di Detroit pochi anni dopo...

Questo tuo disco per la Snuff Trax può esser considerato un ritorno a tutti gli effetti all’attività produttiva? Ci sono altri progetti in cantiere che vedremo pubblicati a breve?


Si, l’EP su Snuff Trax è uscito ormai da qualche mese, mentre proprio adesso sta uscendo “Battlestar EP” su Lunar Disko, per il quale ho appena finito il video del primo pezzo (http://www.youtube.com/watch?v=XILRuIgaTc0 ). Entro la fine del 2011 dovrebbero uscire un remix per un gruppo electropop inglese (Lakaband), e una reissue di “On and On” con un remix di Patrice Scott. Io continuo a fare pezzi intanto...

E’ lecito aspettarsi un ritorno di uno dei progetti tra Pigna People, Mat101, Jolly Music o possiamo considerare queste esperienze come concluse?

Senz’altro, non appena sentiremo di avere qualche cosa da dire faremo qualcosa di nuovo. C’è molto materiale inedito...

Puoi liberare un pensiero, anche breve, che possa farci capire cos’ha significato per te vivere e lavorare per anni nello studio Pigna insieme a Marco Passarani e Francisco?

Una delle cose più belle che abbia mai fatto.

Per concludere una domanda che è un po’ il rito di chiusura, qual è il disco che hai ascoltato più volte nella tua vita? Voglio un solo nome, quello che semplicemente è finito più volte nel tuo lettore e perché.


Herbie Hancock “Headhunters”. Il miglior assolo di Rhodes e il migliore assolo di synth della storia, punto.
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