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Intervista con Polysick/TheAway Team

Polysick
Uno degli artisti più interessanti degli ultimi tempi, due progetti altrettanto intriganti e ricchi di fascino come Polysick e TheAway Team, per un estetica, che seguendo una logica audio/video semplicemente romantica ed appassionata, riesce a trasmettere emozioni dentro una gamma di suoni caldi e pieni d'idee.
L'intervista.

Iniziamo dall'Italia, è innegabile constatare come il panorama televisivo di fine '70 dapprima ma soprattutto '80 poi abbia segnato in maniera indelebile il tuo approccio alla musica ed all'impatto visivo, puoi raccontarci cos'hai visto in quel mondo e perché ha influito talmente sulle tue scelte artistiche?

Non è un interesse legato in particolare alla tv italiana o ad un determinato periodo storico, quanto piuttosto alle immagini televisive con un potenziale ipnotico involontario, come i video dimostrativi, i "cartelli", i messaggi di servizio,  le comunicazioni istituzionali, le pubblicità progresso, gli intermezzi.
Sicuramente l'avvento della grafica computerizzata in TV ha prodotto (soprattutto nei nei primi tempi) una quantità di sigle, logo, e intermezzi colorati ed abbaglianti, con un corrispettivo audio a base di suoni sintetici ed effetti altrettanto conturbanti : si tratta di un bacino praticamente inesauribile a cui attingere come materia prima, una marea di frammenti da ricontestualizzare e riutilizzare, per la prima volta a portata di mano di chiunque grazie a youtube.

Poi c'è la questione CADEO, ma quello è un discorso a parte: lì ovviamente l'Italia è centrale, trattandosi di una rivisitazione/celebrazione degli albori della tv commerciale italiana.

Cosa credi sia venuto a mancare in seguito? Come giudichi quello che ti capita di ascoltare e vedere oggi nelle tv e nelle radio?


Non saprei. Non ascolto la radio e guardo pochissima tv: probabilmente il dilagare dello pseudo-realismo ha confinato e marginalizzato ulteriormente i pochi momenti allucinatori che la tv di un tempo proponeva.

Pensi sia andata in qualche maniera perduta la grande eredità artistica lasciataci da grandi compositori?

Questo è un altro discorso: se ti riferisci alla musica per sonorizzazioni televisive nella quale gli italiani sono stati l'eccellenza assoluta, penso proprio di si.

I tuoi brani, specialmente sul progetto Polysick hanno una forte propensione al passato, soprattutto sulle melodie, quel che traspare è un'appartenenza molto forte che non vuoi mandar perduta, come nasce questo progetto?  Continuerai a dividerlo tra registrazioni più dance oriented e d'ascolto o pensi di indirizzarlo in un determinato raggio d'azione?


Una parte della responsabilità è da attribuire sicuramente agli strumenti con i quali suono; utilizzare alcuni synth e drum machines significa mettersi a parlare una lingua che è già immediatamente comprensibile per chi ascolta house/techno.
Un arpeggio di Juno o di sh101, il kit della 707, una linea di 303 sono elementi classici che trasmettono subito un effetto deja-vu: per il futuro penso sia interessante  provare ad integrare maggiormente l'elemento “umano” all'interno di questo contesto.



Ascoltando i tuoi brani viene automatico chiedersi che tipo di setup utilizzi in studio, la ragione vorrebbe uno studio totalmente analogico, possiamo dormire sonni tranquilli?


Nessun vst per quanto riguarda la produzione del suono, solo hardware, ma non necessariamente analogico.
Per me è più importante la modalità di interazione con lo strumento che il meccanismo attraverso il quale questo produce il suono; alcuni dei miei synth preferiti sono solo in parte analogici (come il Synthex ) o del tutto digitali (come il D50).

Ti dirò che dopo anni di sbornia analogica l'impatto con la versatilità e le potenzialità espressive di un synth digitale è veramente una rivelazione.

Qual'è lo strumento che ami di più e che usi sempre volentieri?


Il Synthex o l'SH101.

E quello che vorresti ad ogni costo?


Non l'hanno ancora inventato. Sarebbe un ibrido analogico-digitale con un sequencer a 8 tracce, un paio di effetti onboard, le connessioni e le uscite ideali per stare al centro del mio studio.

Nei tuoi brani noto un certo rispetto per l'errore, un approccio non completamente calcolatore alla composizione, qual'è la sensazione che ti deve dare un brano per considerarlo finito? Quanto tempo dedichi alle rifiniture dei pezzi?


In effetti i miei strumenti sono tutti più o meno malfunzionanti: ad esempio la mia tb303 ha un problema di usura dei contatti che mi impedisce di programmare esattamente la lunghezza delle note che vorrei.
Questo ha prodotto più di un risultato inaspettato.

All'inizio lo consideravo un problema, poi ho cominciato a pensare che è una specie di contributo aleatorio alla composizione, e molto spesso questi errori si rivelano le intuizioni più interessanti.


In un primo momento ascoltando il tuo album “Meteo” ho subito pensato ad una delle tante incarnazioni di Legowelt, poi pian piano è venuta fuori qualche notizia.
Come sei entrato in contatto con lui, sei fan del resto della scuola olandese?

 
Ho scoperto la sua etichetta pochi giorni prima di spedirgli un demo.
Mi sono piaciute subito le grafiche dei dischi, l'approccio “narrativo” e la dimensione artigianale di StrangeLife.

Tra l'altro in quel periodo usciva Psychic Stewardess e le cose che stavo producendo mi sono sembrate abbasstanza in linea con quelle sonorità e quell'immaginario, così gli ho scritto e il giorno dopo abbiamo iniziato a lavorare al disco.
Per il resto si, mi piacciono le produzioni classiche di Bunker Records e Clone.

Alcuni scorci di Meteo, oltre che altri brani ascoltati sul tuo Soundcloud ed ancora per la release su 100% Silk e Swishcotheque rivelano un certo amore per il suono della bassline applicata in un contesto house, cosa puoi dirmi dell'acid house, e più in generale di Chicago e Detroit?

Trax Records e UR sono influenze assolutamente decisive: devo dire che si tratta di un suono talmente classico e compiuto che è molto difficile misurarsi con quello stile senza risultare una “copia” sbiadita dell'originale.
Da quella musica però si possono ancora trarre utilissime lezioni riguardo all'immediatezza e all'istintività  da preservare nella musica elettronica.

Quali altri territori musicali hanno influenzato la tua crescita personale ed artistica?

Veramente troppi. Dal rock psichedelico alla musica elettronica, alle libraries,  al jazz spirituale. Ho tanti  amici che mi passano continuamente musica incredibile, per cui è una continua scoperta. Davvero impossibile stilare un elenco.

Ascolti produzioni nuove? Se si quali sono i dischi e gli artisti che puoi consigliarci?

Consiglio di guardare un po' in casa nostra:  l'ultimo disco dei Nastro (il mastering è stato curato da Andrea Merlini che ha lavorato anche su "Star Kinship"), le nuove uscite su MinimalRome (il nuovo bellissimo di Heinrich Dressel e Feedback) gli Heroin in Tahiti, le nuove produzioni di Alien Alien (Ed Rodion che è metà degli Alien Alien mi ha dato molti preziosi consigli su come ottenere un suono soddisfacente per "Digital Native") , UXO.


Passando al tuo secondo progetto, TheAway Team, ci troviamo catapultati in un mondo sostanzialmente diverso, puoi raccontarci le esigenze che ti hanno spinto a produrre musica con questo pseudonimo, e soprattutto quali sono state le tue fonti d'ispirazione?

Avevo bisogno di un contenitore differente per gli esperimenti più ambient e meno incentrati sul beat; il primo disco come TheAwayTeam (uscito prima in cassetta e poi ristampato in CD da Hooker Vision) è il frutto di un'unica sessione di registrazione a base di droni e ambientazioni para-newage.
Nel tempo il discorso si è allargato per accogliere anche elementi world o quasi-jazz ed attualmente non ci sono grandissime differenze con Polysick. Se dovessi citare fonti di ispirazione per questo disco direi le atmosfere di dischi come “Strata” di Steve Roach e Robert Rich o gli 808State di “Sunrise”



In che maniera sei venuto in contatto con Panabrite per realizzare lo split album “Evacuate Planet Earth / Cloud Prism”?

Grazie a Myspace, che a quei tempi (2010) era una piattaforma molto interessante per la condivisione della musica e la creazione di veri contatti tra musicisti.
Ora inutile dirlo, è un'arena dominata da un certo numero di spammer agguerriti che generano un inutile e costante rumore di fondo che copre le poche cose di valore.

Ritengo invece il tuo album solista “Star Kinship” un autentico capolavoro, un ispiratissima suite tribale che è riuscita a coniugare elementi new age alla forza del downtempo ed anche dell'house.
Da cosa è nato questo disco e perché una label ed una distribuzione soltanto giapponese?


Ti ringrazio. Dopo il primo CD su Hooker Vision, Tomohiro di Moamoo mi ha scritto per chiedermi se ero interessato a pubblicare un album con loro: avevo in mente di fare qualcosa di differente dal primo disco e avevo già alcune tracce  che andavano in una direzione meno “astratta”, con percussioni, field recordings ed ambientazioni più “fourth world”.
L'idea di costruire una specie di viaggio immaginario dal nord al sud dell'Africa, dal deserto, attraverso le foreste, fino al mare è venuta via via che registravo il materiale ma era più o meno da sempre nella mia testa .

Le “voci” della natura sono sempre presenti nei tuoi lavori come TheAway Team, è come se questa tua creatura vada in contrasto netto con la tecnologia e le prime influenze commerciali/industriali dei suoni di Polysick, possiamo pensare ad una valvola di sfogo o c'è un motivo particolare legato a qualche disciplina/religione/culto?

Non ci avevo mai pensato, ma credo che riguardi entrambi i progetti e sia una reazione all'ambiente sigillato e troppo silenzioso in cui registro.
Probabilmente se suonassi all'aperto, in un giardino, non sentirei il bisogno di aggiungere alcuna ambientazione alla musica.

Hai altro materiale pronto come TheAway Team?

Si, molte tracce nuove ma sto ancora decidendo cosa farci.

I visual di tutti i tuoi lavori (cover comprese) sono un autentico tuffo nelle tinte e nell'immaginario lo-fi ottanta, curi da solo tutto il lato artistico/visuale legato ai tuoi progetti?

Si per quanto riguarda il video, anche se collaboro volentieri con altri videoartisti (Luke Wyatt o Zahid Jiwa per esempio) se mi piace il loro lavoro.
Per la copertina di “Star Kinship” ho avuto un aiuto decisivo da Infidel (vj, disegnatore, autore .. non ha bisogno di presentazione per i romani) e ultimamente sto collaborando con Jo Cutri, che ha già realizzato le copertine di Nightwalk e di Digital Native.

A questo punto non posso non chiederti dei DVD pubblicati dalla AAVV, cosa e chi si cela dietro questo progetto? ...Soprattutto. Chi sono i CADEO?


AAVV è sia  il nome con il quale realizzo video, sia il nome della label con la quale pubblico dvd di altri videoartisti (gestita da me e Valerio degli Heroin in Tahiti). Nei CADEO siamo - diciamo così - coinvolti io e Demented (Maximillian I, Micropupazzo, SHA, ecc..) uno che non ha bisogno di presentazioni per chiunque abbia seguito negli ultimi anni la scena post-noise romana visto che si tratta del protagonista più poliedrico, iperattivo, inarrestabile e geniale di tutta la città...

Passiamo alle novità, c'è in uscita il tuo nuovo album sulla storica Planet Mu di Mike Paradinas, possiamo ritenere il suo titolo, Digital Native, una provocazione verso il declino di alcuni aspetti legati alla società ed alla musica?


No affatto, nessuna provocazione: il titolo è una citazione di un famoso (o famigerato) preset del D50: era un po' che pensavo di usarlo come titolo e  mi è parso che si adattasse a questo disco, perché suggerisce un contrasto tra  suoni sintetici e “umani”, che è una caratteristica di parecchi pezzi del disco.



Il lavoro credo avvicini per la prima volta l'estetica Polysick a quella TheAway Team, un connubio di suoni analogici dal sapore artificiale e molti elementi naturali come suoni acquatici o strumenti etnici, cos'hai voluto raccontare con questo disco?

Si è vero, il confine tra i due progetti si è andato assottigliando e in questo album ci sono alcuni pezzi che starebbero bene anche su un disco come "Star Kinship" (e in effetti una traccia "Caravan" era già su quel disco); sicuramente però non pubblicherei un pezzo più tipicamente acid house con la cassa in 4 e la bassline in evidenza con il nome TheAwayTeam: preferisco utilizzarlo per le esplorazioni più strane ed esotiche.

Ci sono altre release in programma?


Si, dopo l'estate. Un paio già programmate e praticamente pronte (LP su 100%silk) altre ancora in cantiere,

Ora una domanda che è un po’ il rito di chiusura, qual è il disco che hai ascoltato più volte nella tua vita? Voglio un solo nome, quello che semplicemente è finito più volte nel tuo lettore e perché.


Domanda difficilissima.
Sono legato a tantissimi dischi, che hanno avuto un ruolo e un peso decisivo in differenti momenti della mia vita; in passato ho ascoltato ossessivamente alcuni dischi per mesi e poi sono finiti in un angolo e raramente sono tornati nel lettore: diciamo un vecchio disco degli Autechre come "Amber" o "Incunabula", o forse il secondo volume di Selected Ambient Works.
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