Interessantissimo festival incentrato sulle sonorità sperimentali questo Acusmatiq, evento realizzato nella città di Ancona presso la splendida location della Mole Vanvitelliana, un ex fortezza militare pentagonale costruita a partire dal 1730 da Luigi Vanvitelli.
Arriviamo per la seconda serata del festival, con un appetitosa line up composta da Chris Cutler, Robin Guthrie e Fennesz.
Grande e gradita sorpresa all’ingresso dove leggiamo che all’intervo della fortezza è stato allestito un museo del synth marchigiano, un esposizione di sintetizzatori costruiti in territorio marchigiano a partire dai primi anni ’80, e così non manchiamo di aggirarci con gli occhi sgranati tra quei gioielli che rappresentano oggetti unici e di culto per ogni amante della musica elettronica. Veramente una gran sorpresa, a dover esser sinceri avremmo preferito vederli in opera, ma solo dopo ci è stato riferito di una dimostrazione sonora eseguita due giorni prima sempre all’interno del museo.
Le esibizioni partono con la performance di Chris Cutler, questo veterano sperimentatore che ha fatto dell’uso della batteria e delle percussioni in genere un autentico mezzo comunicativo con il quale creare di volta in volta sonorità differenti. Ed anche qui ad Ancona Chris dà dimostrazione della sua visione assolutamente sperimentale della musica, lavorando di certosini campionamenti ed utilizzando diavolerie varie che danno vita ad uno spettacolo visivo ed uditivo intrigante e coinvolgente.
Segue Robin Guthrie, l’ex chitarrista dei Cocteau Twins ipnotizza il pubblico con il suono della sua chitarra, offrendo emozioni a non finire con il suo stile caldissimo al quale siamo stati abituati grazie ai fantastici dischi dei Cocteau. Guthrie esegue brani di repertorio ed altri del suo nuovo album Angel Falls pura melodia che riesce a dar spazio a soffocati suoni elettronici di sottofondo.
La chisura è affidata a Christian Fennesz, giovane talento austriaco che vanta ormai diversi importanti album a cavallo tra il dark ambient e la pura sperimentazione sonora.
Purtroppo il live di quest’ultimo non è affatto gradevole, Fennesz, visibilmente alterato, suona il suo ultimo lavoro Black Sea stravolgendo alcune partiture e creando una sorta di inascoltabile miscuglio di suoni che ci costringe a lasciare l’esibizione prima della fine.
Nonostante questa piccola sbavatura sul finale, possiamo dire che l’organizzazione è stata alquanto impeccabile, realizzando un evento di portata europea e focalizzandolo su sonorità ricercate e coraggiose.
Complimenti ed arrivederci al prossimo!
Author:
liquid
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