JEFF MILLS
La perfezione: geometrica, assoluta. L’ipnosi: vorticosa, definitiva. Non sappiamo se voi che state leggendo queste righe avete mai assistito ad un dj set di Jeff Mills. Se così fosse, si tratta solo di chiedervi di ricordare quanto vi siete emozionati, quanto siete finiti in un’altra dimensione completamente aliena e al tempo stesso di una intensità indescrivibile. Se così invece non fosse, si tratta di descrivervi, anzi, di provare a descrivervi quanto può essere meraviglioso un set dove lo spirito del ritmo viene distillato nella maniera più pura, micidiale ed inebriante, dove il virtuosismo del dj (tre piatti, un Roland 909, un’ansia creativa e una voglia di perfezione per ogni particolare che arriva a far transitare sul mix fino a duecento tracce nell’arco di tre ore) è qualcosa di quasi sovrannaturale.
Jeff Mills è leggenda, lo è da quasi un ventennio. Lo è da quando ha
contribuito a dar vita al collettivo Underground Resistance, da quando
ha creato la label Axis assieme a Robert Hood o da quando il Tresor
berlinese ancora nei primi anni ‘90 lo ha trasformato in culto da
officiare religiosamente. In teoria mille altre cose ancora sarebbero
da ricordare (le colonne sonore, a partire dalla riscrittura in chiave
techno di quella per “Metropolis” di Fritz Lang; gli esperimenti
coraggiosi, come quelli con l’orchestra Filarmonica di Montpellier in
“Blue Pontential”), ma il punto è che ogni dj set di Mills è un evento,
ogni singolo dj set, nessuna eccezione. Si dà completamente al
pubblico. Pretende di suonare per ore. Pretende di non essere
disturbato. Concentrazione assoluta. Il risultato è purezza. Il
risultato è qualcosa oltre a cui non esiste, semplicemente, nulla. Il
finale rintocco delle campane di una rigorosa apocalisse techno. Jeff
Mills. Al Link. Bologna. 20 marzo 2009.
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