1975,
anno in cui viene raggiunto l'ottetto, l'equilibrio e la stabilità perfetta tra gospel, soul, r&b e philly sound maturi, funk maggiorenne e disco music ai primissimi passi.
Leroy Burgess, prima di lasciare il gruppo Black Ivory, ci delizia con questa chicca: Daily News.
Leroy meriterebbe un film: nato e cresciuto ad Harlem, figlio di una cantante lirica, nipote di Thom Bell (altro genio produttore/arrangiatore della scena Philly soul), influenzato dalla genialità di Patrick Adams, il quale produsse le prime uscite di Leroy con i Black Ivory, multi-strumentalista, vocalist, produttore, arrangiatore, songwriter.
In pratica era in grado di fare tutto, tranne stampare e spedire i dischi (o forse faceva anche quello?).
Dal cuore d'oro (donò, ai suoi ex Black Ivory, "Mainline": una delle più belle tracce disco-soul-funk di ogni tempo).
Poi tantissimi progetti e collaborazioni, tra cui: Bumblebee Unlimited, Inner Life, Dazzle, Phreek, the Fantastic Aleems, Aleem, Intrigue, Caprice, High Frequency, Universal Robot Band, Change, Convertion, Logg (album omonimo highly recommended!), Rick James, Dino Terrell, Fonda Rae, Venus Dodson, Ben E. King, Eddie Kendricks, Peter Jacques, Narada Michael Walden.
Negli anni 2000 collabora anche con Blaze, Glenn Underground e i francesi Cassius, sembra che i migliori produttori della scena House (e non solo House) lo adorino come una divinità, inginocchiandosi e baciando i suoi piedi le rarissime volte che se lo trovano di fronte.
Il suo piacere e desiderio, poi, di stare sempre dietro le quinte, ricordano un po' il nostro produttore Mauro Malavasi, nella vita contano solo sostanza e qualità tout court.
Chapeau, caro Leroy.
Author:
Gianni aka Cesare Barbetta
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