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The Sight Below

It All Falls Apart

The Sight Below
Rafael Anton Isarri, da Seattle. Lo seguo da un po’, ad attirare la mia attenzione un gioiello inestimabile come “Daydreaming”, pubblicato dalla Miasmah nel 2007.
Musica eterea ed inarrivabile, autentica esplorazione di lande mentali aperte ad ogni tipo di emozione, una forte propensione alla melodia, seppur inabissata in fondali oceanici dove tutto suona come distante e lontano dall’essere terreno. La chitarra come punto di partenza, onde processate all’infinito prolungandone il piacere senza mai mandar perduto il raccordo con la mente e con tutte le emozioni che ne conseguono.

Nel 2008 Rafael pubblica per la sempre attentissima Ghostly International un album dal titolo “Glider”, sotto lo pseudonimo The Sight Below, una nuova valvola di sfogo nella quale far convergere tutto il suo carico emotivo in una dimensione nuova, aggiunta di ritmo.
Ad uscirne fuori è un album bellissimo che racchiude in sé alcuni dei concetti espressi anni prima da artisti come GAS, Maurizio, Robin Gutrie ed Echospace, con una personalissima interpretazione melodica e dinamica che circoscrive i riferimenti a puri e semplici accostamenti stilistici.

A due anni di distanza da quel “debutto”, arriva il secondo album a nome The Sight Below, dal titolo “It All Falls Apart”, un disco che riavvicina l’artista ad una dimensione ambient in termini quantitativi, mentre in  “Glider” infatti era presente in quasi tutti i brani la componente ritmica, qui il nostro si concentra per ricreare un disegno etereo e paradisiaco attraverso il suono della chitarra affidata ad un altro incredibile talento sempre lanciato dalla Miasmah, stò parlando di Simon Scott, che con il suo album “Navigare” ha aggiunto un nuovo fondamentale tassello nella storia della label norvegese.

Melodie dolci e sinuose come quelle della splendida “Fervent” con la sua foschia delicatissima che stende un manto sulle interminabili note che scorrono fluide e calde in un sentiero senza fine.
Dobbiamo aspettare il terzo brano (Through The Gaps In The Land) per farci inondare da una morbida cassa che parte in sordina per poi martellare con moto regolare per gli oltre nove minuti del brano. Un’atmosfera che vira su soluzioni dal sapore metallico, sottoposta al costante randomico rumore di sottofondo e ad una serie di drones su corda di chitarra che rendono il viaggio intenso e ricco di piccoli segreti.

Segreti nascosti nelle pieghe, microscopiche scariche elettriche, brillanti quanto sottili scie luminose da cogliere durante l’immersione. Isarri tende a costruire così il suo microcosmo, trattenendo gran parte della nostra attenzione sul suono della chitarra e sui bassi ovattati e regolari, mentre con maestria tesse intorno a questo nucleo una tela dettagliata da ammirare in ogni suo piccolo anfratto.
“Burn Me Out From The Inside” se volete è ancora più incisiva, con i suoi bassi leggermente velocizzati ed la sua sinistra atmosfera pre-temporale che in attesa dei tuoni ci tiene in costante apprensione.

“New Dawn Fades” sprofonda come una vanga nel terreno, una melodia tenebrosa e gonfia, un cielo che minaccia tempesta e la voce funerea della folk singer Tiny Vipers a complicare di più le cose. E’ un momento di raccolta, sotto la profonda e vellutata voce di Tiny che entra con forza nei potenti accordi di chitarra elettrica.
In chiusura, 13 minuti di ambient pura con “Stagger”, un tappeto quasi monocorde al solito avvolto da incerti scricchiolii e da un ritmo spezzato ma innestato con la solita delicatezza.

Al momento non si schioda dal lettore, sono convinto non subirà gli effetti del tempo.
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