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Transilvanian Galaxi

You Have Always Been The Caretaker

Transilvanian Galaxi ‎ You Have Always Been The Caretaker
La Acido Records è una di quelle label sotterranee che meriterebbero sicuramente maggiore attenzione da parte dei media; la creatura fondata da Andreas Krumm, dj e produttore di origine Danese (conosciuto come Dreesen o Dynamo Dreesen) trasferitosi da poco in Italia in un minuscolo paesino sull'appennino piacentino, ad ogni uscita esprime infatti nelle sue release sperimentazione, originalità e gran qualità.

La decima uscita del catalogo Acido porta la firma di Transilvanian Galaxi, pseudonimo del produttore Norvegese Bård Aasen Lødemel (alias Skatebård); all'attivo dai primi del 2000 e uscito in passato tra le tante sulla ottima Sex Tags Mania.

Proprio su questa label Bård ha rilasciato nel 2010 l'ottimo ep “Transilvanian Galaxi”, primo con questo pseudonimo; curioso e interessante esperimento in cui si fondono le influenze musicali del produttore, che passano per Italo Disco, Electro, House, Techno, con voci che sembrano tirate fuori dai capolavori dei Bauhaus.

Il disco oggetto della recensione, intitolato “You Always Have Been The Careteker” è il secondo che Bård firma a nome Transilvanian Galaxi, ed è contraddistinto da atmosfere introverse, piacevoli e rilassanti e ritmi lenti e oscuri, una sorta di deep-house downtempo e sperimentale, quasi da colonna sonora cinematografica.

Sul lato A troviamo la titletrack, che apre le danze invitandomi con un cupo suono di matrice ambient sul quale reclama il suo spazio un deciso giro di basso che fa il paio con la cassa e l'hi-hat, il suono si modula e si rimodella nell'oscurità, trova spazi di flebile luce e la sua energia cresce e si affievolisce e mi accompagna in una esplorazione di oscuri cunicoli, dal quale esco in una sorta di depressurizzazione in cui si susseguono suoni metallici e atmosfere buie e sinistre.

Giriamo il disco e ad aprire il lato B troviamo “Sequence 2”, in cui una sequenza di arpeggi alieni e la drum-machine creano un'atmosfera brulicante, liquida, ovattata, acida e tesa: mi ritrovo immerso e intento a scoprire paesaggi nascosti tra alghe e rocce, a volte luminosi, a volte bui e carichi di tensione emotiva.

Tocca poi a “God DR-55”, tributo alla macchina con la quale è stato prodotto il brano: la Boss DR-55 Dr. Rhythm, una vecchia drum-machine datata 1980.

La traccia si muove giocosa su una morbida linea di basso e drum-machine, stab, eterei sample vocali e suoni ariosi e fluttuanti.

Questa traccia, carica di atmosfera, è la mia preferita: mi riconduce indietro con gli anni a quando da bambino ascoltavo delle dolci melodie che sapevano donarmi il sorriso e la calma.

Gran disco questo Acido 010, tra i suoi solchi suonano introspezione, buio, chiaroscuro, gioco, abbaglianti sprazzi di luce, una ricerca di suoni carichi di atmosfere e paesaggi che regalano profonde emozioni.

Pienamente promosso e ovviamente consigliato.
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