Il costante sguardo volto in avanti di una cerchia di musicisti che hanno
metabolizzato fino all’eccesso l’insito significato della musica elettronica ha
fatto sì che nuovi canali comunicativi venissero a formarsi, proiettando a
fatica, ma con risultati a volte illuminanti, le sonorità elettroniche in un
contesto assai più ampio e visionario dei ghetti nei quali nella maggior parte
dei casi queste hanno avuto i natali.
Non basta soltanto il coraggio di sperimentare, ovviamente, ma per poter
eccellere in un ormai affollatissimo panorama come quello legato ai suoni di
cui ci stiamo occupando, c’è bisogno di visione, gusto, studio e tecnica.
Elementi, doti e qualità che troviamo ormai con il contagocce tra i musicisti,
ma che, se presenti, ci permettono di godere a pieno, facendoci compiere il
tanto sospirato viaggio.
L’ accostamento delle produzioni elettroniche alla musica classica è un dato di
fatto al quale siamo sottoposti ormai da tempo, e che, nel tempo, è maturato ed
evoluto fino ad arrivare alla totale sinergia delle varie componenti
stilistiche delle composizioni elettroniche a quelle classiche. Se in principio
furono delle timbriche tipicamente ambient a lanciare l’input, ora, si è
arrivati a riconsiderare anche la musica techno in un contesto classico.
Anche in questo caso il percorso è stato caratterizzato da grandi momenti come
da episodi completamente da dimenticare, ma quel che dovremmo sempre tener a
cuore nell’ascolto di tali lavori è la visione, fuori dal comune, di artisti
che hanno creduto e soprattutto contribuito ad un ulteriore sviluppo
dell’intero panorama musicale.
Carl Craig e Moritz Von Oswald sono due liberi sognatori già inscritti nel
grande libro della storia ormai da un abbondante decennio. Innovatori per
antonomasia che hanno riversato corpo ed anima nella creazione di musiche
celestiali, angoli di paradiso che più e più volte sono giunti ad illuminare i
nostri ascolti. Il primo facendoci commuovere con la semplicità delle melodie
in ambito techno, il secondo fornendo l’interpretazione più riuscita da secoli
del concetto di dub.
Artisti alla costante ricerca di sfide, nuovi orizzonti sui quali scommettere e
riporre il massimo dell’impegno.
Come in questo caso, un idea alla base, quella di proporre, sotto nuova luce,
tre importanti momenti legati alla musica classica: il “Bolero” e la “Rapsodie espagnole”
di Maurice Ravel (compositore parigino vissuto nei primi del ‘900) e “Pictures
At An Exhibition” di Modest Mussorgsky (compositore russo vissuto sul finire
dell ‘800 ).
Una sfida nella quale i due “direttori d’orchestra” hanno impresso un tale sforzo
artistico che ci permette, già, di apostrofare il lavoro come una pietra
miliare del genere.
Accompagnati da pianoforte, basso e percussioni, Craig e Von Oswald hanno
distribuito le esecuzioni in 6 partiture denominate “Movement” scegliendo per
ognuno dei 6 un imprint diverso, legato di volta in volta alle diverse
componenti del suono.
In “Movement” 1 e 2 trovano risalto le progressioni ritmiche e l’incedere degli
strumenti a fiato, enfatizzati da un equalizzazione virata sui toni alti.
E se nei due estremi, si è voluta concentrare l’attenzione sull’interazione
massima tra le macchine e gli strumenti classici, con un importante intervento
di Von Oswald sulle melodie delle sezioni 5 e 6 magicamente intrise di ovattati
suoni dub, nel cuore pulsante del lavoro, assistiamo letteralmente esterrefatti
ad un’esplosione ritmica che sfocia in una techno dai connotati psichedelici ed
ipnotici, dove l’accuratissima masterizzazione ha permesso un output
qualitativo che dire superiore è un eufemismo.
Quel che occorre puntualizzare, è che di musica techno stiamo parlando, di
musica che per definizione non conosce limiti e barriere, di musica da sempre
libera e che libera deve continuare il suo cammino.
Recomposed è un disco che guarda dall’alto verso il basso la falsità l’invidia
e la poca professionalità che và sempre più imperando nel panorama musicale
elettronico. E’ musica che vi invita a penetrare nella fittissima
stratificazione sonora operata da due autentici geni musicali, è linfa per chi
riesce a comprendere fino in fondo l’unico linguaggio fatto solo di emozioni, è
il futuro a portata di mano.
Author:
Ivo D'Antoni
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