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Terraforma 2015: Intervista e Timetable

Terraforma 2015

Terraforma è un festival italiano pronto a lanciare la sua seconda edizione nella città di Milano, un raduno che ha subito sorpreso innanzitutto per la qualità della proposta musicale, ma, in particolar modo per l’idea alla base, quella di realizzare un festival che utilizzasse la musica per sensibilizzare le persone sul discorso dell’ecosostenibilità,  e che allo stesso tempo lavorasse in maniera coerente e decisa sulla lineup musicale.
Abbiamo fatto qualche domanda a Ruggero Pietromarchi, uno degli organizzatori del festival, che senza risparmiarsi ci ha fornito tutte le informazioni che ci permettono di conoscere meglio questo festival italiano che merita tutto il nostro supporto. Dopo l’intervista, la lineup e la timetable di questa imperdibile edizione che si terrà dal 12 al 14 giugno a Villa Arconati.

Terraforma 2015



Inizierei chiedendoti da dove/cosa nasce l’idea di Terraforma, cosa si propone, quali gli obbiettivi ed i punti fermi senza i quali sarebbe snaturante andare avanti?

Inizialmente mi ero preposto di organizzare un festival in Sicilia, un sogno che è stato subito condiviso da Alberto e Dario, i soci dell’associazione Threes, e che è presto stato riposto nel cassetto. Essendo tutti e tre di base a Milano non era pensabile organizzare un’iniziativa del genere a distanza. Così abbiamo iniziato da Assab One con due progetti, Techno Portaits e Progetto Opera, fino all’estate del 2012 quando abbiamo iniziato a progettare Terraforma, che ha visto la luce l’anno scorso, a giugno del 2014.
Il bisogno di creare una diversa situazione di ascolto e di condivisione sono senz’altro gli stimoli che ci hanno portato a definire il progetto. Di conseguenza i punti essenziali per la sua realizzazione: una dimensione durevole e continuativa, per cui tre giorni ed il campeggio; e un solo palco per identificare una linea musicale molto precisa nonostante la varietà di generi.

Quali sono le aree dove si incontrano maggiori difficoltà nell’organizzazione di un festival?

Molte delle difficoltà dipendono dagli obiettivi.. Da un punto di vista teorico, la difficoltà maggiore si riscontra nel lavorare su un concetto esperienziale per la definizione di un immaginario collettivo. In questo senso non ci concentriamo nel presentare le novità artistiche del momento, piuttosto preferiamo lavorare sulla qualità dei contenuti cercando di arricchire il nostro pubblico a livello umano e culturale.
Nella pratica invece, le problematiche sorgono nell’aver optato per un luogo all’aperto, il che aumenta di molto la complessità dell’organizzazione. Per esempio predisporre un campeggio, non vuol dire soltanto definire un’area per le tende, ma significa invitare le persone a sentirsi a proprio agio per tre giorni in un luogo da noi allestito. E quindi un area food in cui garantire una diversità, gli aspetti sanitari da implementare.. O ancora, un lavoro per nulla scontato di comunicazione, dalle informazioni pratiche e logistiche ai contenuti per niente facili e spesso molto poco conosciuti.


Consideri l’aiuto delle istituzioni sufficiente o credi debbano poter incentivare maggiormente questo tipo di iniziative?

Siamo ancora un progetto giovane e in quanto tale credo sia legittima una diffidenza che abbiamo incontrato, soprattutto lo scorso anno. Già per questa seconda edizione c’è stata un’attenzione e una disponibilità maggiore. Nel complesso credo che vi sia ancora una grande distanza tra le istituzioni e iniziative come Terraforma, una distanza dovuta a linguaggi diversi che purtroppo soffoca un potenziale enorme come vediamo in molti paesi all’estero. D’altronde penso anche che oggi una manifestazione culturale debba essere quantomeno predisposta verso una sostenibilità economica e non possa fare sponda unicamente sull’aiuto delle istituzioni. Come dicevo prima è necessario infittire il dialogo tra le due realtà, senza creare dipendenza.

Quali sono i reali vantaggi che secondo te potrebbe trarre il territorio da un evento di musica elettronica?

Molto interessante è il lavoro sui luoghi, di interpretazione e in connessione con un pubblico diverso, più giovane sostanzialmente. Terraforma sta riportando in agibilità un parco storico come quello di Villa Arconati, altri festival come Spring Attitude o Club to Club mettono in campo teatri e spazi museali, luoghi che vengono cosí scoperti e vissuti da un alto numero di persone.
Altro tema che ci riguarda particolarmente è quello del mercato e delle strutture architettoniche. Entrambi realizzati coinvolgendo soggetti del territorio che, sulla stessa onda di Terraforma, si stanno mettendo in gioco lavorando nel proprio campo secondo criteri di qualità e sperimentazione.
Non si tratta quindi semplicemente di un contributo per lo sviluppo del settore terziario, ma anche di terreno fertile per coinvolgere e crescere insieme a realtà locali, per mezzo di un contenuto di alto spessore culturale.

Quando si inizia a lavorare per organizzare il tutto? E’ un impegno che può considerarsi full-time o si riesce a gestire il tutto con tempi ragionevoli?

Se vi fossero le risorse economiche potrebbe essere un impegno totalmente full-time. La complessità del progetto, data dalle diverse aree di pertinenza, fa si che la mole di lavoro sia notevole e le potenzialità siano veramente ampie. Alberto, Dario ed io ci lavoriamo tutto l’anno, Dario ed io più assiduamente, mentre a tre mesi dal festival si riunisce il team, la cui formazione è uno degli aspetti più importanti legati all’intera organizzazione. Il gruppo di lavoro è costituito da circa 10 professionisti, mentre durante il festival possiamo contare su una squadra di oltre 40 fantastici volontari.

Qual è la vostra linea musicale? In che maniera ha luogo la ricerca degli artisti che si esibiranno al festival?

Alla base del principio musicale di Terraforma c’è un’idea di sperimentazione e di avanguardia. Questo principio viene quindi declinato nei diversi generi a seconda dell’ora del giorno e della notte. Cerchiamo di coinvolgere quegli artisti che nel loro genere si distinguono per una personalità stilistica, che hanno saputo elaborare una coscienza critica verso il proprio lavoro. Altri spunti essenziali per la selezione del programma sono l’attenzione per la qualità sonora e una disponibilità ad essere coinvolti nel contesto in cui si è invitati a suonare, e a saperlo interpretare. Anche per questo cerco il più possibile di conoscere personalmente gli artisti e li invitiamo a fermarsi per la durata intera del festival. Il senso di comunità è essenziale a Terraforma, nondimeno per il cast artistico. 

Puoi descriverci gli spazi che ospiteranno il festival, quali allestimenti, quale grado d’attenzione nei dettagli sia scenici che musicali.

Nel chiedere alla Fondazione Augusto Rancilio di ospitare Terraforma a Villa Arconati, abbiamo presentato un piano pluriennale di riqualificazione della parte boschiva del Parco. Questo piano rientra nel nostro progetto di sostenibilità che, in sintesi, si articola in tre momenti: la bonifica del verde con cui ogni anno Terraforma apre una parte prima inagibile del Parco; lo sviluppo di un parco architettonico attraverso diverse strutture semi-permanenti realizzate con tecniche e materiali sostenibili; e infine la realizzazione di un parco scultoreo, laddove il festival ogni anno invita un artista a realizzare un opera di land art. Quest’ultima fase inizierà a partire dal prossimo anno, e mentre il primo anno abbiamo recuperato l’area palco e realizzato la struttura del palco (Studio Towers dei fratelli Petrucci) e il bar (Studio Zarcola), quest’anno abbiamo recuperato una nuova area per il campeggio in cui diverse tende possano essere disposte all’ombra, e abbiamo realizzato una nuova struttura (Studio Zarcola) dedicata alle attività diurne quali workshop e lectures.

Sapresti individuare qualcosa che non ha funzionato nella prima edizione e che tisei/vi siete impegnati a migliorare?

Un’altro elemento che ha sicuramente aiutato il successo della prima edizione è stato il contributo del pubblico, sempre molto educato e collaborativo. Sicuramente nell’ambito della sicurezza quest’anno abbiamo sviluppato un piano più esaustivo, vista l’area molto estesa del festival. Inoltre possiamo sicuramente migliorare nelle questioni che riguardano una sostenibilità più evidente, come la gestione dei rifiuti. In questo caso abbiamo sviluppato una partnership con una società di servizi che provvede ad attrezzarci di diverse isole ecologiche. Infine la parte food, ottima lo scorso anno ma non esattamente quello che avevamo in mente. Anche qui ci siamo affidati a una start-up gastronomica – We Deliver Taste, che ha progettato un concept meno street e più slow food.
Grazie!!

TERRAFORMA – Experimental and Sustainable Music Festival
13, 14, 15 Giugno 2015 Villa Arconati, Milano

TIMETABLE

Venerdì 12 Giugno

20:00 – Hamid Drake
21:00 – Charles Cohen
22:00 – Bochum Welt
24:00 – Convextion
01:00 – Marco Shuttle

Sabato 13 Giugno

10:00 – Gea Brown
12:00 – Maurizio Abate
13:00 – Rawmance
15:00 – Valerio Tricoli
16:00 – Rabih Beaini
18:00 – Senyawa
20:00 – Keith F. Whitman
22:00 – Robert Lippok
24:00 – Aquaplano

Domenica 15 Giugno

10:00 – Turbojazz
12:00 – Volcov
14:00 – Mark Ernestus
16:00 – Itinerant Dubs
18:00 – Paquita Gordon
20:00 – 291 Out

http://www.terraformafestival.com