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Album Reviews /

Pierre Bastien Blue As An Orange

  • Label / Morphine
  • Catalog / Doser028LP
  • Format / Vinyl
  • Released / 12/2015
  • Style / ,
  • Rating /
    9/101
Pierre Bastien - Blue As An Orange

Sono passati 11 anni dalla prima volta che ascoltai Pierre Bastien dal vivo. Eravamo alla Fiera di Roma nel 2005, era uno dei primi nomi in scaletta, o forse addirittura il primo. Il grosso della gente era li per Aphex Twin ovviamente e quasi non si curarono di quella favolosa esibizione. Bastien aveva già pubblicato diversi album all’epoca, ma arrivò ad un certo pubblico grazie a Mecanoid, pubblicato nel 2001 per la Rephlex ed a Pop, secondo album per la label di Grant e Richard che uscì quasi parallelamente all’esibizione.

Pierre BastienEra incantevole star li a guardare ed ascoltare le sue strambe macchine musicali, il suo Meccano, uno strumento autocostruito che unisce la complessità della meccanica all’eleganza di un carillon, ed era altrettanto esaltante constatare come questa ingegnosità andasse a legarsi con una profonda conoscenza musicale che gli permettesse di sperimentare ad ampio raggio su soluzioni di volta in volta differenti, facendo uso dei molteplici strumenti che è in grado di suonare.
Ha costruito man mano una poetica, affinato una traiettoria, uno spessore che potesse far passare in secondo piano quell’esser considerato una sorta di menestrello, un oggetto non identificato atterrato in qualche modo sul “pianeta elettronico”. Lo ha fatto sfruttando sostanzialmente quello che sa fare, musica.

Blue As An Orange viene pubblicato da una Morphine Records che veleggia verso destinazioni nuove, un corso mutato, come pure la natura e l’animo del suo conduttore, Rabih Beaini (non più Morphosis). E’ un disco soul, non formalmente ma nel suo comunicare direttamente dall’anima. E’ il disco che spazza via anche l’ultimo pensiero rimasto ancorato a quel menestrello. Bastien “ora” è un musicista, ti porta via attraverso la potenza delle sue note e delle sue armonie. Ha sviluppato una dialettica jazz ancestrale, metallica, un flusso chiaro sin dal primo brano in scaletta, Tin Unit, un gorgheggio di tromba appena sussurrato, corde metalliche arpeggiate, rumori, percussioni, tutto filtrato in quest’ampolla di latta che ne attutisce i toni. Seduce, lo fa con eleganza e musicalità, è una proiezione in un altro tempo, distante dall’eccesso tecnologico e da quel suo autismo indotto. Fa venir voglia di socializzare.

E’ romantico in modo intenso eppure non stucchevole quando riesce a combinare il peso di ciascun elemento in un brano magico come Oho dove l’ipnotica ridondanza dell’ingranaggio meccanico è assorbita dalle note profonde dell’organo e rifinita dal soffio strozzato della tromba.

E’ tutto racchiuso in una visione, è come se Bastien avesse voluto rappresentare il sogno di un mondo differente in un disco che ci parla attraverso il jazz, l’ambient, la meccanica ed un ubriaco blues sgangherato. Apre il cuore.