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Album Reviews /

Plant43 Scars Of Intransigence

  • Label / Shipwrec
  • Catalog / SHIPLP02
  • Format / Vinyl
  • Released / 10/2014
  • Style /
  • Rating /
    9.5/101
Plant43 - Scars Of Intransigence

“Cerco di esprimere emozioni e sensazioni attraverso il mood della mia musica, delle immagini ed i titoli dei brani e Scars of Intransigence cattura alcuni di questi momenti di rabbia e tristezza che provo rapportandomi al mondo in cui viviamo oggi.
Le cicatrici sono quelle inflitte dai governi che sembrano basare le loro scelte facendo affidamento soltanto sui carburanti fossili, situazioni dove l’elitarismo, la privatizzazione e le grandi ricchezze personali prosperano a spese di altre persone, degli animali e del nostro ambiente.”

Emile Facey (Plant43)A dire il vero non servirebbe aggiungere molto altro, Emile Facey segue da sempre un istinto personale e riflessivo che emerge in maniera limpida dalla sua musica. Un suono che ha conservato e spinto in avanti il vero spirito dell’electro, limandone i confini ed i dettagli per farlo assomigliare sempre di più a qualcosa che rimandi come unico termine alla parola futuro. Nella musica di Plant43 ci troviamo sempre dentro un contenitore avveniristico, un mondo nel quale sognare grazie alle superbe melodie che ogni volta ci regala. Parliamo di una discografia ormai corposa, partita dalla Ai Records ed arrivata poi alla Semantica, AC Records, Central Processing Unit e Frustrated Funk, ogni volta con dei brani complessi ma che allo stesso tempo trovano bilanciamento tra scienza, tecnologia e sentimento.
Comporre brani melodici con estetiche sofisticatissime, ascoltando questo suono si ha la netta sensazione di trovarsi in un luogo sconosciuto ma estremamente familiare.

Accade anche con questo secondo album, Scars Of Intransigence (che segue un debutto lontano ormai 4 anni ed intitolato Burning Decay per la defunta Ai Records) pubblicato dalla Shipwrec, label olandese che sta facendo un ottimo lavoro intorno a sonorità d’avanguardia legate alla techno, all’electro ed all’acid.
Un album importantissimo, perché ci mostra innanzitutto un suono dove il lavoro sulle basse frequenze è curato all’eccesso con degli arrangiamenti che sono vero valore aggiunto che riempie di sostanza e qualità alcuni aspetti che altrimenti rischiano di rimanere in secondo piano vista la sua bravura nel comporre melodie e nell’orchestrare tutti i suoni di rifinitura.

Dormant Technology è un brano che si riallaccia perfettamente al primo album e si sviluppa intorno alla velocità del ritmo e della linea di basso sincopata che insieme fanno la dinamica di un brano che comunque è esaltato dalla melodia acidula in superficie.
Anche nella successiva Unnamed Resistance la potente linea di basso gioca un ruolo importante mentre il brano viaggia questa volta al rallentatore tra note in sospensione ed atmosfere oniriche. Cavernous Bones è uno dei classici esempi di perfezione nella quale l’appeal futuristico si scontra con un sentimento ferito che esplode in una melodia viscerale, qui siamo nel pieno del viaggio, con il ritmo posto in secondo piano mentre i pads e le note cristalline si mescolano dando vita ad un’insieme in grado d’incendiare anche gli animi più freddi.

Impossibile non tornare con la mente alle parole introduttive dello stesso Plant43, tutto torna infatti quando le note escono con quella violenta malinconia che induce alla riflessione, la musica sa essere scintilla ed anche veicolo nella conoscenza profonda del proprio io, ed in questo esser portavoce di messaggi che penetrano ben più in profondità di qualsiasi slogan politico e sociale.

Fire Burning Inside è trasporto puro, nelle pieghe di quei sinths c’è infatti tutta una magia di reverberi e sovrapposizioni “disegnati” per mostrarci uno dei lati più delicati ed esposti della musica electro, quello che flirta con l’ambient parlandoci con un linguaggio che possiamo soltanto definire evoluto. The Coldest Rule è una soundtrack perfetta per uno sci-fi movie diretto da Robert Wise, con tutta la potenza ed il fragore della tecnologia. Wounding Words omaggia il genio di Heinrich Mueller infilandosi in una costruzione scientifica ed ipnoticada capogiro, verso la metà arriva il timbro, una di quelle classiche melodie targate Plant che consegnano al brano lo status di capolavoro.

Emerald Abyss è un’esplosione di bassi e sulfurei tremori in un inusuale dinamica che rafforza quel senso di novità insito in questo album, mentre Pale Reflection raccoglie tutte le energie per una chiusura celestiale. Un nuovo solido capitolo elettronico capace di proiettarci nel futuro e permetterci nello stesso tempo di scontrarci e riflettere su quanto abbiamo il dovere di provar a cambiare.