New York
Chicago
Detroit
Den Haag
Single Reviews /

ROTLA Laguna

  • Label / Edizioni Mondo
  • Catalog / MND 002
  • Format / Vinyl
  • Released / 02/2014
  • Style /
  • Rating /
    9/101
ROTLA - Laguna

Dopo l’affascinante ed intenso esordio della Mondo con “Precipizio” di L.U.C.A. (alias dietro il quale si cela Francesco De Bellis) è seguito a breve distanza il secondo capitolo, questa volta siglato ROTLA , ovvero Mario Pierro (Raiders Of The Lost ARP, Starship 727), uno dei produttori italiani che è riuscito ad esprimere meglio un suono techno radicato nel soul e nel funk, fondendosi con Detroit in un vivo scambio di messaggi che potrete trovare intatti nei suoi due bellissimi album “4” e “Tema 5” oltre che nei numerosi singoli pubblicati su Nature Records, su Pigna, Plasmek, Lunar Disko ed altre ancora.

Qui però siamo in territori differenti, il progetto Mondo è infatti un contenitore di suggestioni dispensate per farci scorgere meglio i dettagli del tempo presente e di quello gia vissuto, anziché proiettarci immagini che possano suggerire un’idea di futuro. Questo grazie a scritture che inevitabilmente hanno il sapore di sensazioni provenienti dal passato e che qui vengono esaltate da una cura maniacale nella produzione.

Laguna (questo il titolo dell’Ep  stampato su vinile da 180 grammi con le grafiche di Camara Lab) regala un suono completamente avvolgente ed ispirato, un suono che prende letteralmente vita dal racconto lasciatoci dallo stesso Mario Pierro circa la creazione di alcune parti del disco:

Laguna vinile“Laguna nasce da alcune registrazioni che avevo fatto qualche anno fa, verso l’estate del 2011 durante una settimana passata nella casa in campagna qui nei boschi della Svezia durante l’estate con il sole di mezzanotte.
In quella occasione avevo deciso di portarmi la chitarra acustica per vedere cosa ne sarebbe uscito fuori… Avevo da poco ultimato gli Ep di Battlestar e Hold On che seguivano strutture abbastanza consolidate, sia pure cercando di portarle altrove.
Avendo lavorato sul progetto dell’orchestra di soli synth qualche anno prima qui in Svezia, volevo decisamente cominciare ad esplorare territori per me nuovi, anche allontanandomi dalla dance…”

E sin dal primo brano, In Viaggio, è percepibile un’energia mistica che prende forma a partire dal fraseggio iniziale tra percussioni e tastiera elettrica ben scandita. Sono poi gli accordi di chitarra insieme al “cicalio” dei tamburelli ad emergere pian piano armonizzando i vari elementi, lasciandoci immaginare il tepore e la quieta luce di quelle splendide serate nordiche.

“Ascoltando buone dosi di Ruckzuck, Aerial Boundaries e Electric Counterpoint – ovviamente con tutti i limiti della mia tecnica chitarristica  – ho provato a creare atmosfere diverse dal solito, andando inevitabilmente a sbattere contro le radici progressive rock di quando ho iniziato a suonare da ragazzino…”

Il secondo brano, Foce Verde, dispiega le sue note su tempi più dilatati, lasciandoci assorbire per intero le lunghe vibrazioni della chitarra che questa volta suona più elettrica e rude mentre sullo sfondo si alternano delicate percussioni e pads vellutati.
Ascolto dopo ascolto si riescono a cogliere tutti i dettagli, le inclinazioni sonore, i particolari ritmici e le sovrapposizioni armoniche, elementi indubbiamente derivanti da una produzione certosina che non è certo corsa dietro al tempo.

“Ho lavorato a lungo su questo materiale, cercando poi il modo di pubblicarlo. Quando Francesco ha deciso di iniziare con Mondo mi ha chiesto che fine avessero fatto quei pezzi, e finalmente si era presentata l’occasione perfetta.
Col passare del tempo e dei luoghi dove ci avevo lavorato, questi brani rappresentavano davvero un viaggio dal bosco dalla Svezia fino al Circeo…
Il video di In Viaggio era nato poco dopo il pezzo stesso, filmando la strada durante il viaggio di ritorno dal bosco a casa dopo aver registrato.”

Il secondo lato apre con le registrazioni naturali di Bosco, ed è ancora la chitarra a prendere la scena mentre su ogni accordo si sovrappone una melodia suonata con il mitico Jen SX1000, qui il ritmo è completamente assente e tutto si regge su una foschia imperante intervallata da registrazioni di canti di uccelli che impreziosiscono questo scorcio di pace.

La title track, Laguna, è incisa nell’ultimo solco e riassume tutte le sensazioni respirate in precedenza, aggiungendoci una visione pastorale che sembra unire l’estetica dei Boards Of Canada a delle movenze post-rock in un ispiratissimo scorcio musicale che scatta un’istantanea sfocata di una  mente intenta a sorridere malinconica, anche dei propri errori.

Un disco romantico e realista che non deve mancare nella vostra collezione.