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Greatest Pills /

Dan Curtin The Silicon Dawn

  • Label / Peacefrog Records
  • Catalog / PF018
  • Format / Vinyl, CD
  • Released / 1994
  • Style /
  • Rating /
    8.5/101
Dan Curtin ‎– The Silicon Dawn

Se qualche sbarbatello capitasse oggi sulla pagina di profilo di Dan Curtin su Resident Advisor lo inquadrerebbe come uno di quei prodotti in serie preconfezionati e dal risultato certo pronti magari per la macelleria Berghain. Abbronzatura dorata, capello a puntino, tshirt rigorosamente nera con il collo che lascia intravedere il mascolino pelo. Ora, senza star a badare troppo al fatto che avete rotto il cazzo con queste pose da museo delle cere, e soprattutto togliendoci il cappello in segno di rispetto, è bene puntualizzare che Dan Curtin c’era praticamente da quando la cassa in quattro ha cominciato a rispondere anche al termine techno.

Dan Curtin

E’ sempre stato un operaio, ascolto la sua musica da vent’anni e l’idea precisa che ho di Dan Curtin è quella di un infaticabile guerriero tutto d’un pezzo. Uno che la techno l’ha sempre capita ed interpretata cogliendone l’essenza, senza strafare mai, senza mai sporgersi eccessivamente. Questo, sommato al fatto che in circa 25 anni di carriera non è mai stato fermo un solo minuto, producendo sempre molto ed “adattandosi” talvolta alle dure leggi del mercato, ha fatto si che la sua figura sia passata inosservata proprio perché, forse, non è stato altrettanto bravo nel gestire la carta del marketing come il più noto biondino canadese, compromesso necessario nell’uragano dell’hype moderno, molto più importante persino della musica che stai producendo.

Nel 1994 invece era tutto diverso, e la sua musica, carica di quell’energia che solo i primi vagiti sanno dare, fu captata da una label grandiosa, la Peacefrog Records. E’ proprio sull’astronave londinese infatti che viene pubblicato il suo album di debutto, The Silicon Dawn, niente male per uno scapestrato produttore di Cleveland, nell’Ohio, che fino ad allora si era permesso solo due grandi orecchini a cerchio su un viso pallido da nerd.

C’era Detroit di mezzo, non poteva non esserci, apparve chiaro sin dal brano d’apertura, un volo magico che incrocia tastiere in odor di paradiso e pads sinuosi, una di quelle cavalcate che parlano dritte all’anima.

Si entra poi nel vivo, e brano dopo brano l’album diventa un vero e proprio colosso, una di quelle avventure dove è percepibile che l’uomo dietro ai comandi ha qualcosa da raccontare. The Silicon Dawn sembra il prodotto di un musicista navigato, non un album di debutto. Tutti gli elementi incrociano alla perfezione dando vita a musica proiettata nello spazio. Tanto nei brani più ritmici quanto in quelli d’ascolto il motivo rimane quello di una profonda esplorazione dei meandri techno-soul.

Curtin dimostra di possedere grandi doti melodiche, quando confeziona un brano come A Flash In The Distance, facendo coesistere un ritmo complesso, tastiere che levigano gli spigoli ed un magico suono acidulo sprigionato dalla 303, ma soprattutto, riesce ad imprimere un sound-design coeso dal primo all’ultimo brano, mantenendo sempre le atmosfere su un mood spaziale-onirico che ancora oggi, dopo ventidue anni, riesce a far intravedere il futuro.

Il lato “dance” della questione non soffre affatto di questa impostazione eterea, la bravura di Curtin, oltre tutto, è quella di sapere bene come si confeziona un groove, senza mai soprassedere ad una buona programmazione ritmica, senza mai lasciare al caso gli arrangiamenti delle linee di basso.

Provare per credere, caro sbarbatello, si può ballare anche con questa musica qui.