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Ultramarine Every Man And Woman Is A Star

  • Label / Brainiak Records
  • Catalog /
  • Format /
  • Released / 1991
  • Style / , ,
  • Rating /
    10/101
Ultramarine - Every Man And Woman Is A Star
Più su che c’è?
La meraviglia, che io ricordi, è sempre stata o nelle abissali profondità dell’anima o alle porte del paradiso. Sopra o sotto sembrava predicare la musica, bandita ogni via di mezzo, bandita la mediocrità, specialmente se sei vissuto in Inghilterra nei primi anni ’90.

Paul Hammond e Ian Cooper si conoscono nella metà degli anni ’80 al liceo, e l’intesa parla già di funk, punk e primi grooves da dancefloor che di li a poco diverranno l’acid house che atterrò sull’Inghilterra per condizionare l’esistenza di decine di migliaia di giovani tra i quali Hammond e Cooper appunto.

Ora tornando alla questione principe o sceglievi di stare sotto e stringere la mano al diavolo o ti elevavi ad altezza d’angelo per dipingere mondi fatti di sola luce.

Era il 1989 quando uscì un primo disco che riportava il nome degli Ultramarine, un debutto uscito per un’etichetta dallo spendido nome di “Les Disques Du Crépuscule”  e diviso con “Wyndham Lewis”, un poeta anglo-canadese.

Da quell’assolato/isolato debutto era già chiara la cifra di qualcosa che era destinato a rimanere impalpabile per tutti gli anni a venire, definendo così quella che sarebbe stata la traiettoria del suono degli Ultramarine, la semplice, pura libertà.

Seguì subito un album: Folk, un’interpretazione magistrale che però denotava ancora una certa vena strutturale troppo definita, qualcosa che poi avrebbero completamente abbandonato, era soltanto questione di tempo.

1991, soltanto un anno dopo.

“Every Man And Woman Is A Star”, ma quando mai… Eppure era così, quell’ottimismo a svelare l’ultimo dei segreti di un suono che non ne voleva sapere di segreti, un album che è l’ascensore diretto per il paradiso.

Spogli da ogni costrizione Hammond e Cooper non hanno fatto altro che raccogliere i frutti del loro piacere senza star a pensare molto agli abbinamenti od alle storie da raccontare, il comune denominatore era il benessere, un’ondata di positività còlta tanto nella techno quanto nell’acid, nell’ambient, nel pop e nell’house. Freestyle.

C’è da fare attenzione però, perché con una sarcastica risatina ripenso a quanti maneggiando materiale così vario sono saltati per aria. Un rischio talmente grande da far rinunciare da sempre il mondo intero, perché per realizzare un disco della portata di “Every Man And Woman Is A Star” bisogna che non si abbia a che fare direttamente con alcunché di catalogabile, non appartenere, e per questo creare appartenenza.

Cos’era il movimento balearico se non questo? Dj soprattutto, ok era più semplice, che amavano relazionarsi con tutto ciò che di buono la musica offriva, badando bene a rappresentare un movimento che voleva innanzitutto dirsi diurno. Un movimento più legato alla vita che al clubbing, e che grazie a produzioni come quella in questione ha poi potuto puntare più in alto, rivolgendosi di nuovo a qualcosa di astratto ma a differenza di prima con lo sguardo rivolto al cielo.

Cosa fare? Sarà la musica a scegliere voi, vi basti sapere che il turbine raggiunge spazi, ritmi, melodie, strumenti ed ottiche totalmente rivolti al cielo, dipanando a ruota libera accordi di chitarra, bassline gioiose ed incontrollate, note di piano squillanti ed altre più ovattate, voci bianche e voci nere, cimbali, casse spezzate, flauti, arpe e polvere d’angelo, regalando scritture ricche ma mai sature.

“Skyclad” è il titolo del brano che chiude il disco, qualcosa che racchiude dentro la malinconia per i saluti finali l’intera gamma di colori utilizzati nel corso dei minuti.

Riascoltando questa musica a 20 anni dalla sua pubblicazione vien da sorridere a pensare a quanti per aver soltanto campionato un accordo da un vecchio brano disco si definiscono eclettici.
Questo era un disegno superiore, che tale rimane e rimarrà per sempre, il perché è presto detto, stiamo parlando di musica pensata, scritta, elaborata da artisti fondamentalmente liberi, musica che suonata in un qualsiasi party o set vedrà il pubblico meravigliarsi. Nostalgia old school? Credo ormai questa diceria sia sepolta da metri di storia, una storia scritta a suon di idee, e voglia d’osare, non pettinata per benino prima d’esser presentata a scialbe platee attente a non muovere un piede per paura di sporcarsi le scarpe.

Il paradiso è per chi dal paradiso verrà scelto, più su che c’è?

P.s. seguirono album e singoli sempre incredibili, una discografia che vale assolutamente la pena di recuperare per prender visione di un disegno così complesso da non esser mai più stato replicato.